a Firenze col Tiorfix.

Come tutti gli anni ho il raffreddore a luglio.
Quando viaggio porto sempre una scatolina con una ventina di pastiglie, perché non si può mai sapere. Quasi sempre non servono.
Quando si inizia a scegliere le “medicine da viaggio”, si comincia pensando di portare solo lo stretto indispensabile. Si inizia da un paio di bustine di Aulin. 
L’Aulin però fa venire il mal di pancia. E allora si prendono anche i fermenti lattici. 
Ed ecco che scatta la reazione del “ma poi”.
Ma poi potrebbe venirmi la diarrea. E allora agiungo il Tiorfix.
Ma potrebbe anche essere influenza intestinale. E contro il vomito serve il Plasil.
E se mi vengono le placche meglio portare l’antibiotico.
Ma poi, se viaggio in aereo, meglio mettere dentro anche un paio di tranquillanti, che altrimenti mi agito (se non ho i tranquillanti, mica per l’aereo!).
E se a Marco venisse l’allergia?  meglio portare dell’antistaminico. Zirtec.
Solo a Firenze, questo febbraio, il kit è servito a qualcosa. 
Il secondo giorno è iniziato con un “oh, oh, devo andare in bagno”.
Tiorfix. 
Uffizi. Oltre agli splendidi capolavori, la Galleria ha delle toilettes veramente confortevoli.
Il pomeriggio Marco mi chiede di salire sulla cupola di Santa Maria del Fiore. E io non riesco a dirgli di no, perché ha gli occhi di un bambino e mi piace vederli ridere. Così saliamo. Solo che ci sono veramente tanti gradini, scavati in un cunicolo stretto che si percorre a testa china. Tutto il tempo prego dio che non mi faccia venire un altro attacco di diarrea, perché farla sopra a una chiesa mi sembrerebbe poco romantico, quasi una bestemmia, figuriamoci coi giapponesi tutt’intorno e le loro macchine fotografiche.
Finisce bene.
La sera andiamo a mangiare una pseudo fiorentina. Più che al ristorante io sto nel bagno del ristorante. Così Marco fa amicizia con due vecchi francesi offrendogli cantucci e vin santo.
Arrivo al b&b che sono stremata.
“E se sto male anche io, cosa faccio?” mi chiede.
“Se stai male ti curo.”
Gli basta, ci addormentiamo.
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