Un colloquio.

Mi chiamo Ilaria il cognome è difficile, sì, me lo chiedono tutti, si pronuncia con la g gutturale. Da dove vengo. Bé se hai la faccia intelligente ti racconto tutta la storia, della Slovenia, si, ok sono un po’ slava, anche se non è proprio corretto, austroungarica sarebbe più giusto. Se hai la faccia da leghista ti dico che sono tedesca, tu pensi che i tedeschi siano più ricchi degli italiani e ti metto il cuore in pace. Ho pure gli occhi azzurri cosa vuoi di più.
Cos’ho studiato? Lettere, linguistica per essere precisi. La battuta su come sarò brava allora a usare la lingua è vecchia come il cucco, sappilo. Non mi sei più simpatico.
Ho studiato linguistica perché mi sarebbe piaciuto rimanere a fare il dottorato. 
Perché non sono rimasta all’università? Perché se un laureato in lettere è inutile un dottorato in linguistica lo è il doppio. E adesso evita. Non guardarmi con quella faccia ipocrita. Cosa? Non dovrei pensarla così? La mia coinquilina a trentatré anni viveva ancora in appartamento con tre studentesse di venti e si faceva dare la paghetta dai suoi genitori. Pensionati. Io vorrei avere un figlio da giovane. Se voglio una famiglia? Certo. Mi piacciono i nomi strani e le domande dei bambini. Guarda. Se una donna vuole dei figli non vuol dire che accantonerà il lavoro. Anzi. Io voglio lavorare per non essere una di quelle madri col pancione e i capelli grigi, mi fanno tristezza. 
Devo descrivermi con tre aggettivi? Bé. Direi intelligente, ma so che penseresti che ammettendolo io sia solo una presuntuosa, quindi facciamo sveglia, sì, sono sveglia, anche se le battute del Berlu non mi fanno ridere. 
Poi.
Sono volonterosa, che quando cerchi un lavoro va sempre bene. VOGLIO TANTISSIMO il lavoro che mi stai offrendo, ho sempre studiato aspirando a uno stage in cui mi paghi due euro e quarantaquattro centesimi all’ora. Adoro.
Ah, e in ultima direi che sono sempre aperta al nuovo. Che non vuol dire un cazzo, lo so, ma mi rende disponibile e tu mi fai un sorriso.
Da quando ho cominciato col corso di dizione ho scoperto che a recitare me la cavo. O per lo meno. So raccontarti la storia dell’orso con una voce che viene dal diaframma molto professionale.
Qual’è il mio lavoro ideale?
Io voglio scrivere. L’ho sempre saputo.  Sì, sì, certo se lo vuoi chiamare hobby e mi fai quella faccia scettica mi sta bene. Ma poi se pubblico e il libro te lo infilo nel culo non lamentarti. 
Te l’avevo detto che ci sarei riuscita.
Che voto darei alla tua offerta da 1 a 10?
Un otto SENZA OMBRA DI DUBBIO. Il mio tempo è gratis, te lo regalo! Noi siamo giovani, abbiamo tutta la vita davanti. Ma figurati, se facciamo un po’ gli schiavi cosa vuoi che sia?!? Lo facciamo volentieri. Si corrobora lo spirito! E se la mia privata diventerà esile come le donne sulle passerelle, pazienza, vivrò per il mio lavoro.
Mi farete sapere.
Bene, grazie. Sì, sì. Intanto non prendo impegni. Aspetto la vostra telefonata.
Stanne certo.
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