Coniglio blues

– Maaaaaaaaammmmmmmmmmmaaaaaaaa!
– Cosa c’è?
– E’ morto il mio coniglioooo!!!!!!!!! 
(pianto disperato)
– Ma dov’è, Serena?
-E’ nella gabbia, è mortooooo!
(pianto disperato con singhiozzi isterici)
-Cerca di stare tranquilla, se è morto in gabbia gli sarà venuto un’ infarto, non si è neanche accorto. Dopo lo seppelliamo insieme.
Una madre mente spesso. Mia madre mente con disinvoltura, quando lo fa è quasi sempre per il nostro bene.
Era una mattina d’inverno. Io e Serena eravamo a scuola. Mia madre aveva il giorno libero, così decide di pulire le stanze. Quella di mia sorella è sempre somigliata a una stalla. Anche perché, vicino al comodino, teneva una gabbia con un coniglio nano. E bisogna cambiare la paglia spesso se non vuoi che sappia di rancido, così le ripeteva.
Mia madre aveva portato la gabbia in giardino, aveva liberato il coniglio, buttato la paglia nel letamaio, lavato il fondo e sistemato tutto quello che c’era da sistemare, bastava solo riprendere il coniglio.
Si era guardata intorno.
Sparito, il coniglio era sparito.
Mia madre aveva fatto il giro della casa, si era assicurata che il cancello fosse chiuso, no, non poteva essere uscito in strada.
Non so se avete presente i bob tail, quei cani da pastore bianchi e grigi, quello che aveva il principe della sirenetta disney, per intenderci. Ecco io ne avevo uno con l’istinto materno. Nanà, si chiamava.
Nanà, vieni qui.
Il cane si era alzato obbediente, solo che sotto il cane c’era il coniglio.
Cadavere. 
Cadavere e pieno di bava. 
Nanà probabilmente aveva voluto tenerlo fermo, non riuscendoci con il muso, aveva deciso che era meglio sedersi sopra.
Mia madre era impallidita. Se mia sorella avesse saputo com’erano andate le cose avrebbe pianto.
Poi avrebbe ucciso il cane.
Ed ecco il colpo di genio.  Mia madre sa esattamente quello che deve fare.
Prende il coniglio morto e lo porta in bagno.
Si mette a lavarlo con sapone di marsiglia, fino a quando il pelo non smette di essere appiccicoso. Strofina bene. Poi, quando è sicura che le tracce siano sparite, lo asciuga col phon.
Il povero coniglio non è mai stato così bello. Meglio di un pelouche.
Lo rimette nella gabbia pulita, vicino al comodino.
Quando mia sorella ritorna, lei conta fino a dieci.
Uno, due, la sente aprire la porta, tre, quattro, cinque, ha posato la cartella, sei, sette, otto, deve averlo visto, non c’è più nessun rumore…
Nove…
– Maaaaaaaaammmmmmmmmmmaaaaaaaa!
– Cosa c’è?
– E’ morto il mio coniglioooo!!!!!!!!! 
(pianto disperato)
– Ma dov’è, Serena?
-E’ nella gabbia, è mortooooo!
(pianto disperato con singhiozzi isterici)
-Cerca di stare tranquilla, se è morto in gabbia gli sarà venuto un’ infarto, non si è neanche accorto. Dopo lo seppelliamo insieme.
Almeno il cane si è salvato.
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