Esperienze editoriali. Parte 1.

Entro in una casa editrice, famosa.
Mi hanno contattato loro, gli sono piaciuta, cercano una stagista. Una che stia in redazione. E’ fatta penso io. Mi gaso più di una bottiglia di coca-cola sulle montagne russe. Così mi faccio bella, cercando di mantenere il low-profile degli intellettuali di sinistra che mi immagino di trovare (che troverò). Non sono agitata, sono contenta. 
Mi vedo già redattrice, poi editor, poi talento, scoperto per caso, poi best-seller nazionale. Poi MECENATE.
Esagero, certo. Ma con l’immaginazione non so mica stare calma.
Entro ed è tutto bianco e nuovo. E pieno di libri. C’è un silenzio assoluto.
Mi fanno sedere. Il mio cervello elabora risposte intelligenti ancora prima di sentire le domande.
Invece domande non ce ne sono. Iniziano spiegandomi il lavoro.
Devo correggere le bozze per un’opera omnia. Forse non diventerò mecenate.
Devo correggere un’enormità di bozze, mi specificano che questo sarà un lavoro di pazienza, quelli che hanno studiato editoria nei master non si aspettano di fare, mi raccontano, credono che l’editoria sia intrattenere pubbliche relazioni con gli scrittori – (Eccomi qui!) 
Io, con aria snob rispondo, bé io sono una linguista. Che significa più o meno, figuriamoci che la penso come la gentaglia che va a fare un master- (Propriooooo).
Probabilmente non diventerò neanche best seller.
Proseguono.
Dovrai correggere tutto e farlo gratis, lo stage non è retribuito, questo lo sai.
Non lo sapevo.
Di sicuro non diventerò editor. Farò la pirla povera. Però colta. Lode alla cultura, sempre sia lodata.
Il cervello si spegne. Puf. Si rifiuta di darmi sensazioni. Bene, quando iniziamo? 
Non faccio una piega. Gli intellettuali sono superiori al vile denaro. Questo è un esempio di dissonanza cognitiva.
Mi prendo tempo, voglio prendermi tempo per provare a elaborare un piano.
Aprire un night club. 
Visto che la domenica sono in libreria e il resto della settimana lavoro gratis, apro un night club e dentro ci faccio lavorare tutte le mie amiche laureate che al momento condividono un’esistenza precaria. 
Sarà un night club molto cool. 
Mia sorella canterà Adele. L’Eri farà la lap-dance recitando Euripide. La Pabli saprà stupire i clienti parlando di calcio. L’Alda curerà chi si sente male. L’Anna farà la cameriera sexy con l’accento spagnolo. Io correggerò nuda le bozze per la mattina seguente. Almeno tutte avremo un ruolo.
Esco dalla casa editrice.
Guido per una ventina di chilometri.
Bestemmio.
Piango.
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