C’era una volta.

Ieri il biglietto per andare a Padova mi è costato cinque euro e dieci, sola andata.
Quando ho iniziato l’università un biglietto costava quattro euro e sessantacinque.
Quando mia madre era bambina erano gli insegnanti ad avere sempre ragione. Se qualcosa andava storto era meglio tacere, altrimenti le prendevi pure dai tuoi.
Quando mio padre abitava in paese si giocava per le strade fino a tardi, le ginocchia si sbucciavano, come le arance, senza farci troppo caso.
Quando si era giovani era sempre meglio di oggi.
Mia mamma me lo ricorda facendomi la predica.
Ilaria.
Quando tua nonna era giovane andava a prendere la farina in bicicletta fino a Isola dopo esser stata in fabbrica. E Pippo passava a bombardare. Oggi la macchina la uso io e tu vai a piedi.
Oppure.
Guarda che quando vivevo con tua nonna, mai, mi sarei sognata di rispondere col tono che stai usando ora. Vergognati. Una volta si aveva più rispetto.
E ancora.
Ilaria smettila di comprarti vestiti che quando ero ragazza di vestiti da festa ne avevo solo un paio. Tu hai l’armadio pieno. Vergognati (e riddaje)
Quando era una volta io non c’ero. Deve esser stato proprio un brutto mondo.
Mica posso controllare, mugugno a mia madre.
Mi prendo uno di quegli schiaffi sacrosanti.
Quando avrò una figlia le dirò, mia cara, mia madre sì che me le dava di santa ragione. Non come te adesso, che mi rispondi con questa faccia.
Anzi. 
Meglio!
Quando avrò una figlia il passato lo distorcerò proprio del tutto. Inventerò aneddoti che sostituiscano quelli veri, o almeno una parte
Diventerò una specie di Giovanna D’Arco. E Marco un nuovo Padre Pio.
Quando sarò vecchia una volta sarà sempre meglio di domani, perché infondo è andata bene ed è un peccato che possa finire.
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