L’uovo

Nella fattoria ci abita una zia sorda, magra e piena di gatti. Capisce che è arrivato qualcuno perché il campanello, invece di suonare, accende una luce in cucina. 
Ci dicono, andate a prendere le uova, ci danno un cesto.
Il pollaio è dopo il giardino, i galli strappano gli occhi, mi ripeto, così cerco di non guardarli. Prendiamo un bastone, che non si sa mai.
Le galline sono dappertutto. Facciamo alzare quelle sedute, frughiamo nella paglia, quando c’è. 
L’uovo covato è tiepido, sembra vivo. Chi lo trova lo mostra all’altra, riempiamo il cesto e ci dimentichiamo dei galli.
Passiamo il pomeriggio nel pollaio. Ogni tanto mia madre esce, per vedere se stiamo bene.
Stiamo bene, siamo solo sporche e puzziamo di terra.
Andiamo a vedere il gatto in castigo. La zia lo rinchiudeva in una stanza buia, vicino al garage. Ci fa pena.
E’ un gatto rosso, sempre il solito, mi pare.
Al posto della fattoria hanno costruito un quartiere residenziale.
Una volta ho visto un uovo diventare un pulcino, un pulcino vero. Se glielo raccontassi ai bambini del quartiere, oggi non mi crederebbero.
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