Febbraio

Hai una vacanza a scelta. 
Scegliamo la vacanza.
Domani partiamo, decidiamo una meta comoda, abbastanza vicina, in un posto tranquillo, non troppo distante da una bella città, visitabile, culturale, in cui si mangi bene e che nessuno dei due abbia già visto.
La troviamo. 
Triade perfetta: cibo, letto, arte. Mi viene il sorriso solo a pensarci.
Poi, la settimana scorsa, sono sulla tromba delle scale e inizia il terremoto
Amen, cosa vuoi che sia, una scossa, chissenefrega. 
Guardo l’epicentro, giusto per curiosità.
Emilia.
Vabbè, cosa vuoi farci, pazienza, alzo agli occhi al cielo e cerco di non allarmarmi.
Solo che le scosse diventano due, poi tre, poi quattro, Eri, l’hai sentita? Sì l’ha sentita. L’ha sentita anche mio fratello a Milano. Intensità crescente.
Pazienza. Meglio morire di terremoto in agriturismo, facendo l’amore, che a casa studiando l’utilissimo esame di storia dell’alto medioevo per diventare prof. nell’anno del mai.
Ci sono anche le terme. Mi sono messa il costume in valigia.
Povera illusa.
Apro la mail, ho il dominio in libero: “Italia, GELO SIBERIANO almeno fino al 20 gennaio”. 
Eccheppalle!
Scrivo a Stefania, mi dice che là sta nevicando ora.
A me la neve piace per un paio di ore. Poi basta.
Mi piace ancora meno quando mi telefona Marco e mi dice, ho scoperto che la mia macchina non ha le gomme termiche, se nevica, andiamo giù con le catene.
[PAUSA]
Mi immagino fare l’amore, con la neve che cade fuori  e BADABADAMMMM!!! eccola! La scossa di terremoto! Corro fuori nuda, scivolo, mi spacco una gamba e mi prendo la broncopolmonite, tanto ci pensa Marco a portarmi all’ospedale con le catene. 
Dio mio.
Propongo di rimandare.
Lui è felice come una Pasqua, non se ne parla proprio.
Marco, la neve, la ama.
Quando ce ne saremo tirata talmente tanta addosso, perché è così che andrà, lo so, gli dirò che abbiamo fatto bene a partire. 
Lamentarsi fa parte del gioco.
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