La giustificazione

Il vestito ha ancora l’etichetta. L’ho chiuso nell’armadio.
Quando sono uscita dal camerino il negozio si è fermato. Sono arrossita, mi sono guardata, ho gongolato, l’ho comprato. 
Non ho mai avuto voglia di indossarlo, sono timida, metterlo mi costa fatica. Così se ne rimane appeso alla sua gruccia, si annoia.
E’ un vestito di pizzo che sta adeso ai fianchi, li trasforma in coda, si diventa sirene.
Ti mostro il vestito, mi guardi la schiena, scivoli aggrappandoti alla cerniera, vorresti aprila.
Vuoi che gli altri non mi guardino. Potrebbero portarti via, mi confidi, non voglio.
Non metto il vestito perché mi basta il pensiero di come “potrei essere” se. Potrei essere la più bella nella stanza.
Invece rimango pigra, invisibile.
In una sera di un sabato qualunque ho visto il mio vestito addosso a una ragazza senza pretese. Quando sono tornata a casa l’ho cercato nell’armadio, senza riuscire a trovarlo. 
Mai, nessun altro vestito, mi è stato così bene.
Allo stesso modo, i talenti, muoiono.
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