Serena

Ti ricordi, anche noi siamo state sorelle bambine. Tenevo le caramelle in un carillon dentro un cassetto, lo riempivo fino all’orlo, mi piaceva guardarle, sapere di averne tante. Capitava che ti volessi uccidere, quando aprendolo lo trovavo vuoto e tu piangevi da nostra madre perché avevi fatto indigestione.
Quando sei nata ero felice, perché ero ancora figlia unica, tu eri solo sonno, capelli e latte.
Poi hai versato la vinavil in testa alla mia migliore amica.
Adesso sei fumo, musica e disegno. Vivi in una camera sporca e ti ci trovi bene, ospiti con disinvoltura, nessuno sembra farci caso. 
Sei diventata alta, così si sono accorciate le distanze, chi è la più grande ci chiedono?
Qualcuno dice anche che non ci somigliamo per niente.
Ma come spiegare che abbiamo lo stesso modo di sentire, lo vedi dagli occhi, e che dentro cigolano gli stessi ingranaggi che srotolano pensieri complicati?
Quando mi dici, “lo sai che ho ragione”, so che hai ragione.
Ma ti rispondo che sono solo minchiate, perché sei mia sorella, non posso fare altrimenti.
E lo sai che ho ragione.
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4 pensieri su “Serena

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