La spesa

Quando Marco va al supermercato si emoziona.
Se accompagno Marco al supermercato mi irrito.
Capita tutte le volte. Davanti al banco frigo si blocca. Comincia a guardarsi intorno. Cerca di pensare a cosa vorrebbe mangiare e si dà una risposta. Tutto quanto.
Così rimane piantato davanti al carrello vuoto, mi dice, fai tu che io non ci riesco. Allora insisto, cosa vuoi cucinare nei prossimi giorni? 
Non lo so.
Bene faccio io.
E immancabilmente attacca con la serie, beh, dai questo no.
Prendo i bucatini.
Lui prima tace, passiamo ai sughi.
Poi mi chiede, sei proprio sicura di volere i bucatini?
Sì, voglio i bucatini. Perché, tu no?
E lui, beh, non è che non li voglia ma hanno il buco e sono troppo spessi. Dai, i bucatini no. Cosa ne diresti delle mezze penne?
Procediamo per avversative. Prendo l’olio, ma perché non il burro? Prendo i Buondì, e se invece mangiassimo i Pangoccioli?
Uno degli ultimi capodanni passati a Padova siamo entrati alla Despar.
Mi ha preso la mano, mi ha detto, guarda quanti formaggi, mamma.
Mi chiama mamma ogni volta che entra in confusione. C’era anche Mirco, mi pare. 
Me la sono data a gambe, vi aspetto a casa che non ce la faccio.
E a casa mi è partito un attacco di panico, pensando che era sera e non avevamo ancora cucinato il cenone.
Sono tornati due ore dopo, felici e beati, loro. Già che c’eravamo abbiamo pensato di fermarci a bere qualche bicchierino di zibibbo. 
Certo che ti agiti per niente.
Sono appena tornata dalle vacanze. Giù in Toscana sono venuti a trovarci due cari amici e tutti insieme siamo andati a fare la spesa.
Marco.
Paolo.
Giulio.
Si fermano. Si guardano. Cominciano a consultarsi. E si consultano, si consultano, si consultano. 
Si consultano fino a quando comincio a scegliere i prodotti sugli scaffali. Quando butto i bucatini nel carrello, mi guardano ed esclamano, eh, no per dio, questi no! E iniziano una discussione su quale tipo di pasta sia il migliore per l’amatriciana. Sono concordi su cosa escludere. 
I miei bucatini.
Li odio.
Più mi irrito più loro ringalluzziscono. E Paolo si mette due meloni sotto la maglietta per ingigantire le tette, Giulio ordina tranquillo vorija un toco de formajo al commesso maremmano, che taglia il formaggio con la solita pace.
Sant’uomo. 
Si danno gran pacche sulle spalle, a Paolo cadono i meloni sulla cassa di albicocche e ci troviamo tutti a ridere, loro perché son maschi io per la vergogna.
Quando Marco torna dal supermercato e mi dice, dovevi vietarmi di comprare tutte queste cose golose, guarda quanto ho speso, io penso che la vita di una donna sia fatta di pazienza, ma che una sano vaffanculo allevii molti mali.
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