La barista

La guardi e ti chiedi se sia già notte e invece sono le sette e vuoi un caffè macchiato e una brioche alla crema, se non c’è dammi pure quella alla marmellata. Si è truccata da Cleopatra anche se la padrona la costringe a mettere il grembiule. Allaccia solo le stringhe in vita, lascia a penzoloni la parte di sopra, così gli uomini possono infilare gli occhi tra le tette strette a fessura.
Quando era bambina ha guardato le ragazze del Coyote Ugly. Nessuno le ha spiegato che nei film le bariste sono attrici.
Mette la gonna corta ed è gelosa dei sorrisi. Li fanno soprattutto alla padrona, che ha le fossette ed è un piacere vederla ridere. Lei si chiede come mai la gente si interessi ancora di una donna vecchia, senza tacchi né profumo.
La gente, quando lei vuole parlare per forza, prende la Gazzetta e fa finta di tifare qualche squadra.
Quando è morta sua madre le sono mancate le forze, il male è male per tutti.
E’ andata al lavoro, perché il bar è un po’ come una casa, si è seduta vicino ai videogiochi e la padrona le ha fatto un sorriso, le ha stretto la mano.
Siamo andati ad asciugarle le lacrime invece di ordinare il solito spritz delle sei e mezza.
Lei cercava di farsi coraggio, aveva il viso a righe, il mascara se l’era messo comunque.
Sono disperata, ci ha detto.
Quando è andata a dormire tutto sommato era contenta. 
Quella la gente è venuta per me, ha pensato.
Erano in tanti.
E’ così che ci si deve sentire quando si balla sul bancone del Coyote Ugly.
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