Fight club

La forza di un pugno la imprimi col movimento del bacino, devi farlo ruotare quando colpisci. Tieni piegate le gambe e mettiti diritto. Nella posizione di guardia il braccio destro protegge il mento, il plesso solare e il fegato. Tieni il braccio attaccato al corpo, altrimenti l’avversario ti infila un montante e sei finito.
Mi avevano detto di non andarci. A boxe ci saranno solo uomini e in più extracomunitari.
Mi sono iscritta.
A pugilato ci sono solo uomini, molti extracomunitari.
Mi piace tantissimo.
Ho imparato a fasciarmi le mani, altrimenti si rompono. Voglio le bende gialle, ce le hanno solo nere. Siamo in trenta, in uno scantinato umido.  Quando i senior si esercitano ai sacchi soffiano dal naso e mi ricordano i rottweiler. Il ring è nell’angolo, quando ci salgo mi gaso solo se non ho avversari. Però ho imparato a fare gli addominali sospesa. Più o meno.
Guarda sempre chi hai davanti. Immagina che a unirvi ci sia una corda, deve passare esattamente tra le tue e le sue gambe. Non voltarti, mai.
Gli abbiamo detto di continuare. Eravamo a cena tutti insieme. Il pugile bambino ha i capelli rossi, sedici anni, vuole smettere di studiare.
Finisci le superiori, gli dico io. Poi fa quello che ti piace.
Luca invece fa il carpentiere, aspetta la seconda bambina. La chiamerà Gaia. E’ altro due metri, se si incazza ti uccide. Però è buono. 
Studia il più possibile, gli dice, perché io non l’ho fatto e devo fare un sacco di straordinari per avere una vita normale. Studia più che puoi, altrimenti non hai futuro.
Il pugilato è uno sport leale. Tutti mi aiutano a imparare. Mi spiegano che devo piantare i piedi, senza sbilanciarmi.
Al pugile bambino nessuno glielo dice che la gente, fuori, non sa più qual è la strada per tornare a vincere.
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