Questioni di carta

Alla riunione di ieri hanno letto il bilancio consuntivo.
Non ci sono state variazioni di spesa. Eccetto una.
Voi insegnanti consumate troppa carta igienica.
Tutti si guardano, incerti se prenderla in ridere o se vedere il lato tragico della faccenda. 
Quello d’informatica esplode.
Non ci date quella a più strati, per forza che ne consumiamo tanta, altrimenti ci sporchiamo le dita.
Nell’appartamento universitario la carta igienica non la voleva comprare nessuno, era una bene comune, figuriamoci che la compro io.
Così mi viene un’idea brillante.
La rubiamo dal bagno del dipartimento, a Linguistica siamo in pochi, non ci vedrà  nessuno. 
All’università avevano i rotoloni giganteschi di quelli che durano tre mesi e pesano tre chili.
Io faccio il palo, la Pabli agisce. 
Finché la aspetto mi sento una cretina e prego che nessun professore abbia la diarrea.
Quando esce ce la filiamo. Ha messo il rotolone dentro lo zaino, ma è talmente grande che da fuori si vedono i bordi. Le sto dietro per coprirla.
A casa mettiamo la carta sullo sgabello in bagno, ce la ridiamo e ci sembra un trofeo.
Oggi, riscrivendone, penso che la parola giusta per descriverci sia pezzenti, quella per descrivere  la carta igienica sia abrasiva.
Ci bastava l’avventura per lenire tutto il resto.

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