Una domenica

I parenti arrivano la domenica mattina, tutti insieme, come le disgrazie. 
Abbiamo lucidato i pavimenti con la cera, i sorrisi col dentifricio. Non ci vediamo da almeno due anni. Apro la porta e i bambini mi chiedono come ti chiami. Io dico, sono Ilaria, non vi ricordate?
Anche se non si ricordano giochiamo col Lego Tecnic e non riesco a montare la ruspa. 
Mio padre ingoia una pasta dietro l’altra, quattro maltagliati in cinque minuti, poi nel caffè compensa col Dietor. 
Mia zia Renata beve il Dindarello e ci fa l’elenco di chi è morto in paese. Intanto il Milan vince 2 a 1 contro il Bologna. Si potrebbe andare a San Siro il 12 maggio, devo chiedere alla Pabli se vuole venire, Luca compra i biglietti.
Mio zio mi ha sempre ricordato una giornata di pioggia. Parla poco, ci capiamo comunque. Gli chiedo della strage di Piazza Fontana. E tutti e dieci ci stringiamo intorno.
 
Stavo al terzo piano, ci dice, i vetri dell’ufficio sono esplosi fino al sesto. Era un venerdì, il 12 dicembre, avevo venticinque anni. La stanza con la bomba si è riempita di rosso. 
E ci racconta di come in due giorni quel sangue l’avessero fatto sparire, il lunedì successivo era dovuto tornare al lavoro.
Capitava che qualche segretaria cominciasse a gridare, pezzi di dita.
Arrivano anche i cani, si infilano sotto il tavolo perché sono timidi. La gatta dorme vicino alla stufa. 
Con loro siamo in quindici.
Mi siedo sul divano e penso che sarebbe bello se la sorella di mio padre fosse solo in ritardo e la morte uno scherzo.
Serena mostra i suoi disegni, senza sapere che li abbiamo guardati di nascosto finché lei non c’era.
Mio cugino è un bambino rotondo, gioca a rugby e ha otto anni. 
Quando gli chiedo, cosa vorresti fare da grande? Lui mi risponde il poeta e penso che il mondo abbia ancora speranze.
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3 pensieri su “Una domenica

  1. Ciao Ilaria , sei veramente brava . Un bacio alla Paola ed Enzo e un vaffa a chi sò io .Leonardo
    Ps : ma non sei stata capace di montare la ruspa …vergogna!!

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