Il cambio

La calzamaglia e la canottiera di lana le sopportavamo solo a carnevale, perché sopra indossavamo il costume- io da olandesina, Serena e Giulia da principesse, Michele da Robin Hood- e la giacca non la mettevamo neanche morti. 
Le scorte di stelle filanti le tenevano le mamme o le zie dentro la borsa.
Durante la sfilata dei carri mai voltarsi se qualcuno ti batte la spalla, quando ti giri ti tiro un pugno di coriandoli dritto in bocca, se li respiri soffochi.
I miei cugini, molto più tecnologici, avevano le bombolette che spruzzavano fili di gomma. Ce li spremevano sui capelli, che si riempivano di ragnatele di plastica e puzzavano di spray.
Il cielo lunatico oggi non lo badava nessuno, che resti immusonito a guardarci.
Siamo tornati dopo vent’anni a fare un giro, e mi sembra che sia passato poco tempo, davvero, sono solo diventata più alta e all’entrata ci chiedono tre euro invece che tremila lire.
I bambini si sono trasformati in fiori, qualche supereroe dà la mano a una sorella dalmata. I genitori stanno riparati dentro le sciarpe. Qualche padre spiritoso si è vestito da puttana e per fortuna dio mi ha fatto la grazia di avere un padre spiritoso, ma agorafobico e il senso dell’umorismo mi ha umiliato solo in casa.
Penso a questo febbraio e a tutte le pance che sono cominciate a crescere.  
Si tornava a casa quando il sole scompariva dietro gli alberi, le dita diventavano viola e smettevamo di sentire i piedi.
L’anno prossimo vi vestirete da nonni, noi per la prima volta potremo darvi il cambio- a tenere le stelle filanti dentro la borsa e a mostrare il mondo in festa a bambini nuovi.
Il cielo ci tira i coriandoli perché infondo si è divertito.
Nevica.

A Giulia F. e a Laura L.
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