La migrazione

Lo sai com’è giocare i tempi complementari, il venerdì sera mi ricordo come si fa a sorridere e sorrido a tutto quello che trovo intorno, perché anche una pietra è più allegra di un computer che non riesce a chiederti come stai, le pietre puoi farle rimbalzare sull’acqua.
E mi domando come si senta il canarino che vola sulla campagna, senza trovare nessuno che lo aspetti.

Perché sei costretto a lavorare la sera, e ad assecondare passioni che una volta a sentirtele raccontare mi facevano stare meglio e che adesso mi fanno sentire sola.

Come si fa a rimanere vicini, quando il tempo ci spinge a cercare il futuro che gioca a nascondino, e siamo tutte vedove bianche, ad aspettare che insieme smetta di essere soltanto una parola.

Coi sassi costruivo le dighe, le mani nell’acqua si arrossavano e diventavano viola.

Gli uccelli che migrano si fanno coraggio, quando arriva la tempesta.
Dov’è andato il mio stormo?

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