La banda

A Pasqua mia madre racconta di come sia stato per lei essere bambina. 
Si giocava tra i campi a rubare la frutta matura e a scappare dai forconi dei contadini, che si divertivano a inseguire per gioco mia madre e la sua banda. Per fare prima i fratelli più piccoli e con le gambe più corte attraversavano i letamai pieni di piscio di vacca.

Intanto mia madre aveva cominciato a spacciare peperoni. C’era un fruttivendolo che vendeva la verdura con l’Ape, ma in zona nessuno la comprava perché tutti avevano l’orto. L’orto di mio nonno aveva i migliori peperoni del quartiere. Quanto vuoi per quelli? Aveva chiesto il signore a mia madre. E mia madre gli aveva risposto il prezzo per comprarsi due barattoli di cipolline in agrodolce al supermercato. Da bambina le cipolline in agrodolce erano state la sua passione, insieme alle nocciole.
Affare fatto.
L’orto di mio nonno si svuotava a poco a poco, lo stomaco di mia madre si riempiva sempre di più.

E poi un giorno il gallo aveva attaccato il padre di Mireno- che gli aveva tirato il collo senza pensarci troppo e aveva cucinato il brodo. 

Il padre di Mireno non sapeva che due ore prima mia madre aveva chiesto a Dino e agli altri cosa facciamo? Mi annoio. E Mireno aveva risposto, ubriachiamo il gallo.
Avevano impastato il pane vecchio con la farina gialla e la crema Marsala. Dino teneva spalancato il becco dell’animale, Mireno e mia madre ci infilavano dentro i bocconi zuppi d’alcool.
Quando avevano liberato il gallo quello era diventato un diavolo. Loro avevano smesso di annoiarsi e avevano richiuso il pollaio, che si era trasformato in inferno.
Lo stesso Mireno, qualche tempo dopo, si era costruito l’elmetto da tedesco con l’asfalto fresco. L’aveva tenuto in testa tutta la giornata, e l’asfalto fresco sotto il sole di luglio si era trasformato in un guscio durissimo, impastato ai capelli. All’ospedale si erano tenuti il suo scalpo.

Mia madre dice che la sua infanzia è stata bellissima e basta guardarle gli occhi per capire che è vero.

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Un pensiero su “La banda

  1. Il liga. Mi ricorda il Liga. Il suo modo di scrivere… di pancia.
    Che piaccia o meno è vero, reale, è sangue.

    Girdana .

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