Un applauso

E’ arrivato da un paio di mesi. Tarchiato, indossa gli occhiali qualche volta, tanto poi l’allenatore glieli fa rimettere nello zaino.
Diciassette anni non di più.
Quando facciamo il riscaldamento mi guarda dall’alto al basso perché sono l’unica femmina e faccio chiacchierare tutta la squadra.
Mi controlla anche se non so come si chiama, né mi interesserà saperlo. 
Spunta alle spalle finché sono al sacco, mi dice tieni le ginocchia più piegate, non vedi? Io lo faccio meglio.
Rimango sbigottita, la prima volta.
La seconda sono dentro il cerchio, come in Fight Club e devo combattere per mezzo minuto con con ciascuno dei compagni che formano il perimetro. I compagni sono trenta. Il combattimento dovrebbe servire come esercizio. Jab-destro, sinistro, destro- montante, gancio. Lui è l’unico che mi prende in faccia. 
Fatalità.
Un pugno sul naso fa un male cane.
E io mi irrito. 
Col mio amico tatuatore fa il sarcastico, se avessi meno tatuaggi, gli dice, forse combatteresti meglio.
Stateci lontani, ci raccomandano.
Io prendo le distanze.
E invece lui spunta all’improvviso come uno gnomo malefico, pronto a puntare il dito. Non rispondo. E lui continua. Sempre.
Potrebbe aver recitato la parte della puttana di Berlino in Million dollar baby, la carogna che ha fatto rompere la schiena a Hilary Swank, per intenderci.
E poi, poi arriva la sera del 15 aprile, il giorno in cui mi comunicano che l’agenzia pubblicitaria in cui lavoro non ha abbastanza soldi per farmi un contratto, ho lavorato gratis per 6 mesi.
Non hai mai pensato di fare la casalinga invece di venire a fare boxe con noi maschi?
La palestra si gela, tutti ci stanno ascoltando. 
Se lo attaccassi mi spaccherebbe il naso e visto che sono stagista da sempre, non avrei abbastanza soldi per aggiustarmelo bene.
Lo guardo negli occhi. E lui mi fa un ghigno.
Non ho alternative. Senza pensarci tanto gli sputo in faccia il paradenti che avevo in bocca.
Lui è pietrificato. Mi piace stare qua, gli rispondo. 
Gli altri cominciano ad applaudire. 
L’allenatore lo afferra per la maglietta e gli dice, adesso stai zitto e fai duecento flessioni davanti a tutti.
Nella vita ci vuole coraggio.
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5 pensieri su “Un applauso

  1. Coraggio , coglioni e un buon dentista !! Leonardo
    Brava Ila ,testa bassa e via andare !!
    Ps. Ma se la Seri lo teneva magari un paio di calci …lì …potevi anche mollarglieli !!

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