Una scelta

Quando saremo tutti morti credo che entreremo nei libri di storia.
Non personalmente, intendiamoci. Parlo dell’Italia e della crisi che stiamo vivendo. Si andrà ad aggiungere all’elenco dei periodi bui: la fine dell’Impero Romano, l’alto Medioevo, il 1929, e in ultima il nostro Euroflop.
A mio avviso chi voglia far cultura, in qualsiasi termine, deve capire come assumere questo tempo per riuscire a trasformarlo in qualcosa di buono.
Me lo chiedo ogni giorno, quanto e in che modo io debba parlare esplicitamente di questo peggio che non ha mai fine.
Alcune delle persone che seguo scrivono molto meno, perché l’unica cosa di cui ritengono giusto parlare è il nostro presente, ma si accorgono che se la discussione è posta continuamente in termini di critica, diventa ossessione, autolimitando la scrittura stessa.
Certi altri invece continuano a postare notizie di attualità in Fb, le leggo volentieri, molte volte mi sono utili.
Io ho deciso di tenere tutto nel sottosuolo e continuare a costruire.  Perché penso che il bello possa in qualche modo essere salvifico. Credo che ti dia la possibilità di riconoscere il brutto, imparando a distruggerlo. Dal letame nascono i fiori, si cantava giustamente.

C’è una frase in Django, che racconta di come lo schiavo nero, nonostante tutte le mattine radesse sempre il padrone disarmato, non gli abbia mai tagliato la gola.
Io credo che uno dei compiti dell’intellettuale di oggi sia quello di ricordare a chi lo segue di avere un rasoio in mano.
E il mio è una specie di appello a tutti quelli che sanno di avere un seguito: usate bene le vostre parole, perché una parola  giusta potrebbe fare la differenza.
Che li facciate diventare barbieri o assassini, date a quelli che vi ascoltano  gli strumenti di cui hanno bisogno per poter scegliere. Evitate di produrre indifferenza.

Barba o gola, l’importante è che taglino bene.

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2 pensieri su “Una scelta

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