Bucolico ma non troppo

Ho macchiato irrimediabilmente il fornello di mio padre, perché per pulirlo ho usato il Cillit Bang per il bagno e non è stata una buona idea.
In camera incastriamo due materassi per costruire un matrimoniale, passano i giorni e ci seppelliamo sotto i vestiti sporchi. Il lenzuolo sempre più attorcigliato cerca di tener ferme le gambe che la notte continuano a muoversi per il troppo caldo. La mattina ci troviamo prigionieri, mi divincolo e ti salgo sulla schiena, per farti da trapunta e darti il mio buongiorno spavaldo. Ho perso gli occhiali da vista, spero di non calpestarli e di trovarli prima o poi, per una settimana posso rimanere ignorante.
Intanto agosto ci ammolla la vita, preferiamo i ghiaccioli al limone, l’amaca e i piedi scalzi. Mi obblighi a lavarli più del necessario, hai trascorso poche giornate selvatiche e mi dispiace che tu sia allergico alla campagna e le braccia ti si ricoprano di bolle, prendi l’antistaminico, ti chiedo.
Tu non lo prendi neanche morto, se ci sposeremo non abiterò mai in questa casa, mi rispondi. Io ti vorrei sposare un po’ meno, ti pizzico l’interno coscia sperando di farti male e ben ti sta.
La domenica si sale in montagna, festeggiamo il diploma di mia sorella al fresco, che poi tanto fresco non era visto che quando siamo tornati a valle avevamo la maglietta tatuata addosso, come i muratori. In baita non c’è il bagno, ma un ovile con cento capre. Scopro che le capre hanno le pupille rettangolari. Giochiamo a rugby in un campo pieno di ortiche, non riesco a far girare bene il pallone e mi pungo dappertutto. 
La sera guardiamo su You Tube i dementi che piangono la condanna di un’ex presidente e per addormentarmi penso alla giustizia, troppo precaria in questi giorni, anche lei avrebbe bisogno di un contratto a tempo indeterminato. Mi viene in mente mia madre quando io e Serena eravamo bambine e si doveva spartire un dolce che entrambe volevamo mangiare.
Mia madre ci dava un coltello, una divide, l’altra sceglie. La odiavo. In questo modo chi faceva le parti doveva essere equa il più possibile in modo da trarre il massimo beneficio. La giustizia ci era necessaria, dovrebbe essere così per tutti, credo.
Ogni sera innaffio il giardino, l’aneto è pieno di coccinelle e quasi quasi mi piacciono gli insetti. Ci beviamo una birra in compagnia, hai sentito della nuvola di locuste? Non ne sapevo niente, accendo la televisione, lo dicono anche al tg regionale. Sono arrivate a Vicenza.
Riconsidero la tua proposta di vita in mezzo all’asfalto che improvvisamente mi pare romanticamente sicura, vado a prendere le ciabatte, chiudo le porte, abbasso le zanzariere e per un po’ torno a fare la civile.
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4 pensieri su “Bucolico ma non troppo

  1. bello, avrei messo la civile tra le virgolette :). Siamo civili anche in campagna, forse…in fondo…stiamo diventando "incivili" per la campagna…la convivenza con la natura è sempre più difficile, eh? Ludmila

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