Dobrodošli nazaj

Arriviamo al cimitero a metà pomeriggio. I cani. Il paese non ha i cancelli, ogni casa è guardata da un pastore tedesco che controlla la strada, l’unica, che perfora il centro e attraversa il bosco.
I camion la percorrono uno dietro l’altro, fanno rotolare le ruote sempre più veloci, quasi non restasse più tempo da vivere e ogni minuto perso fosse seppellito per sempre. Mi chiedo come facciano a non sbandare.
Arriviamo al cimitero sulla sommità di una collina verde, sull’entrata c’è scritto Koncana pot je tvoja tu kraj miru je in pokoja, io non so cosa voglia dire, così faccio una foto. Cerchiamo una tomba senza sapere bene dove trovarla, le lapidi sono più dei tetti che da qui riusciamo a contare uno ad uno guardandoli dall’alto.
Camminiamo con lentezza, sperando di aver scelto il sentiero giusto.
E poi capita che io legga il mio cognome su una tomba di marmo col ventre spaccato, una crepa la percorre e l’afferra, quasi la terra volesse ingoiare anche la pietra perché i corpi non l’hanno saziata abbastanza. Mi avvicino a guardare meglio, la pelle è percorsa da un brivido che raddrizza tutti i peli e fa correre il cuore.
I miei bisnonni sono nati uno dopo l’altra e allo stesso modo sono morti. Dopo la seconda guerra mondiale mio nonno non era più tornato. Di lui ci rimangono cartoline senza grammatica e pochi ricordi che mio padre lascia volentieri morire nei pensieri.
Ho preso un sasso che ho portato da casa e l’ho posato sotto i loro nomi, i fiori non sarebbero durati abbastanza. 
Koncana pot je tvoja tu kraj miru je in pokoja, ho cercato la traduzione su google è la fine del percorso questo è luogo di pace e di riposo.

Lasciamo il cimitero. Al mio cuore sono cresciute le radici, fiorisce ogni volta che ti dico come mi chiamo.
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4 pensieri su “Dobrodošli nazaj

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