Lo scoglio

Questo più che un post è una considerazione.
Come forse alcuni di voi sapranno da qualche mese Radio Eureka ha cominciato a funzionare. Avere una radio, anche se piccola e solo sul web, comporta un numero di scazzi infiniti e di varia natura, dal pagamento di migliaia di euro per la nostra amata Siae, alla raccolta differenziata in sala di registrazione.
Cerchiamo di superare i momenti bui e un po’ a turno, siamo preda di crisi di identità che arginiamo solo perché crediamo nel nostro progetto, dato che di gloria e retribuzioni al momento non se ne parla.
Sabato sera siamo stati, in veste non ufficiale, all’inaugurazione di un locale a Valdagno. I musicisti, molto bravi fra l’altro, sono amici di Marco. Così ci siamo fermati, c’era l‘happy hour e col loro bicchiere tra le dita i ragazzi parevano davvero i clienti più felici del mondo. 
Quando l’alcol finisce si cambia bar.
Credo che il vero scoglio che Radio Eureka debba cominciar a considerare sia el gotto.
Il bicchiere.
Non ci si muove, o lo si fa solo da una certa età in su, se non c’è almeno la promessa di uno spritz gratis.
Cosa c’entra questo con la radio?
Dunque.
Se la nostra pagina Fb conta quasi 700 iscritti solo un settimo forse, poco più, ascolta i podcast sul sito.
Tutti chiedono l’amicizia a Radio Eureka, lo faccio anche io, si clicca un po’ a caso, tanto è fb, chiessenefrega.
Va be’, pazienza è solo questione di social, il rovescio della medaglia di una pubblicità fatta online.
Quando abbiamo chiesto ai nostri ascoltatori di scriverci qualche spunto o suggerimento per una pagina di notizie da inserire nel sito NESSUNO ha segnato qualcosa, neanche figa, tette o culo. NIENTE. No ideas. 
Magari è la radio che non attira, per carità.
A mio parere, estremizzo volontariamente la cosa, questo però è sintomo di un qualunquismo di paese diffuso nelle nostre zone: ci si lamenta che nei dintorni non c’è nulla da fare, e quando c’è si preferisce stare nel solito locale a bere prosecchi. Massa fadiga. Se proprio si è in vena di cambi drastici si ordina un amaro.
Quando a Valdagno è venuto Vergassola sono arrivata un’ora prima, pensando di non trovare i biglietti. Invece c’erano quattro gatti, mi sono seduta in terza fila, io mi sono goduta lo spettacolo e l’amministrazione comunale ha fatto una figura di merda.
Ora vengo al punto e mi appresto a concludere, che a far la pesante rompo solo i coglioni.
Mi chiedo.
Come riuscire a dare una alternativa valida al gotto, sapendo che il bicchiere, al momento, è l’unica esca per fare uscire la gente di casa?
In che modo far diventare il bicchiere un mezzo e non il fine ultimo di un sabato sera diverso?
E soprattutto, la gente vuole veramente qualcosa diverso di cui occuparsi? Perché a lamentarsi, come vedete, tutti sono bravi, anche io in questo post, ma cosa siamo in grado di offrire noi di Radio Eureka per far sì che le abitudini cambino?
Nuova stagione, nuova sfida.
Buon autunno.
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15 pensieri su “Lo scoglio

  1. uè sorelline non vi incazzate fra di voi!! Cara Ilaria , la fadiga che uno mette nei progetti che diventeranno di interesse pubblico ,radio ,manifestazioni,attività ecc ecc è , quasi sempre ma non sempre per fortuna, inversamente proporzionale al successo che essa riscontrerà , in special modo se queste attività costringono il pubblico a PENSARE !! ma non lo sapevi che era così ??!! 🙂 il Nonno 55 enne

  2. questa frase vuole dire esattamente tutto quello che hai scritto nell'articolo, ti prendevo in giro per i toni altisonanti e accusatori. sei moralista in questo articolo. non che tu dica cose sbagliate, le dici da un po' troppo in alto rispetto alla posizione che dovrebbe avere chi si occupa di attività che implicano la comunicazione. un po' troppo " radical chic" sempre per usare termini ironici.

    la piccola devo andarla a trovare anch'io!=)

  3. "la gente vuole veramente qualcosa diverso di cui occuparsi? Perché a lamentarsi, come vedete, tutti sono bravi, anche io in questo post, ma cosa siamo in grado di offrire noi di Radio Eureka per far sì che le abitudini cambino?"

    Io alla fine ho messo in discussione la necessità delle proposte di Radio Eureka stessa.

    La mia non è affatto un'accusa ma una riflessione, ovviamente dalla mia parte perché questo blog rappresenta me, sul dubbio riguardo la necessità di fare qualcosa di nuovo, perché da certi sintomi non è voluto.

    Ovvio che lo dice una che si sta sbattendo un sacco e a cui piace andare al cinema, teatro, presentazione ecc.

    MA:

    1- ho ben specificato che la mia era una considerazione, volutamente esagerata.

    2-Ho messo in discussione chi si lamenta in continuazione e poi non fa nulla per uscire dalla sua condizione quando la possibilità gli è concretamente offerta. Se a uno piace vivere dentro un bar ed è felice così, non sarò certo io a volerlo fare uscire. Attenzione.

    3-Il problema che pongo è rivolto alla redazione. Saremo in grado di considerare adeguatamente questo stato di cose? Perché che ci sia è un dato di fatto.

  4. come ti ho scritto sopra il problema non è di contenuto in questo post, ma di modo. se vuoi avere successo in una qualsivoglia attività che implichi gli altri non puoi permetterti toni (per quanto tu premetta di averli amplificati) di questo tipo. se vuoi essere vox populi non puoi parlare da un posto che sia diverso dalla piazza in cui la gente sta. devi portare la gente in un posto, non tirarla per i capelli.

  5. Non è che tutto quello che coinvolge te può coinvolgere gli altri con la stessa passione. In più credo che siamo tutti diversi e abbiamo hobby diversi: a non tutti piace la radio, il teatro o il cinema, leggere o ascoltare musica…Di certo siamo tutti PIGRI. Lamentarsi, come dici tu, è facile. E' gratis. Fa figo (col goto in man). Un saluto a casa Vajngerl

  6. @Serena, il punto è che questo è il blog di Ilaria Vajngerl, non di Radio Eureka, non ho mai preteso di essere la voce del popolo, mai. Anzi. Questo è un quaderno che rappresenta i pensieri di un singolo.

    @Mirco, esatto, questo è il punto. Ciao bel formaggello!

  7. Mi inserisco in questa piccola discussione "condominiale" per dire la mia. Vivo nella grande metropoli, dove iniziative ludiche o culturali non mancano. Eppure… Forse il "gotto" (sono di origini venete, eh?) è meno importante che da voi, ma l'alone di superficialità e di indolenza pervade comunque la bella gioventù e, a maggior ragione, anche quella brutta. E non si tratta di soldi. Anche, però. Un'iniziativa che oltre al tempo, e alla testa, richiede un investimento di denaro, ha di per sé meno appeal. E di questi tempi è comprensibile. Vale la pena tuttavia chiedersi se non sia uno dei tragici risvolti di questo ventennio, dove il pensiero è diventato un onere e non un onore. La tenacia nell'offrire stimoli è – a mio giudizio – la strada giusta, se non altro per non cedere all'omologazione triste e svuotata che impone la realtà. Si coglieranno i frutti. Un caro saluto.

  8. Brava Berenice, leggo e condivido il tuo commento. E in generale anche quello che ha scritto il "condominio" è secondo me davvero interessante, perché mi fa capire che la questione va affrontata con delicatezza, ci sono moltissimi aspetti da considerare che magari tenderebbero a passare inosservati.

    Grazie a tutti,
    Un saluto

    Ps. giusto, sono vicentina 🙂

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