Furore

Da un paio di mesi faccio parte nuovamente di quel 40% di giovani costretti a casa. E visto che non ho un’entrata fissa devo darmi una regolata con le spese. Anche con i libri. Comprare meno libri è un brutto segno, ma in Italia ultimamente i brutti segni sono dappertutto.
Il fatto che io compri meno non significa che io legga meno. Anzi. Riconsidero quei classici che per mancanza di tempo o per pigrizia avevo abbandonato sugli scaffali della mia libreria, lasciando che si prendessero la polvere visto che non pulisco troppo spesso.
Furore non l’avevo ancora letto perché i miei, soprattutto mio padre, insistevano troppo nel consigliarmelo. Lo rifiutavo per principio. Di Steinbeck avevo amato Uomini e topi, ormai sono passati quattordici anni da quando al ginnasio avevamo dovuto scrivere la recensione.
Furore è considerato un classico del Novecento, racconta la storia di una famiglia di agricoltori e del loro viaggio in cerca di fortuna verso e in California.
Quello dei Joan è un pellegrinaggio straziante e senza fine. Non posso fare a meno di scoprire l’attualità amara del racconto di Steinbeck. C’è il lavoro stagionale, che come gli stage o i contratti a tempo determinato, ti condanna a rimanere attaccato alla famiglia, unica possibilità per sopravvivere, per provare a rimettersi in piedi e continuare a cercare.
Sembra che la stessa crisi di allora sia tornata oggi, come la morte, con lo stesso volto.
C’è un passo del libro che mi sono segnata. Dice:
Non faccio altro che ascoltare. E poi medito su quel che sento. Ascolto i poveri parlare, e capisco quanto soffrono. Sai cosa mi sembrano? Rondini rinchiuse in qualche soffitta, che sbattono le ali invano, e picchiano la testa contro i vetri polverosi della finestra.

Ecco. Anch’io guardo le rondini schiantarsi e morire. Rompono il vetro e dietro c’è un muro.
Furore termina con un’immagine pietosa, piena di bellezza e di una miseria commovente. Non ve la anticipo.
Se mai vivremo abbastanza a lungo per essere stormo, ci poseremo insieme sui fili della luce a guardare il colore del futuro che ormai tutti abbiamo dimenticato.
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10 pensieri su “Furore

  1. Quando lo lessi (uso il passato remoto che non mi è usuale perché sono passati troppi anni) mi …piacque (oddio per consecutio mi tocca continuare col passato remoto e mi sento strana) tantissimo, e il tuo post mi ha fatto tornare una gran voglia di rileggerlo. Adoro gli scrittori americani. Gigliola.

  2. Steinbeck è stata una delle pietre immobili che hanno sostenuto la mia adolescenza (giovinezza?). Cara Ilaria, mi hai dato una manata e mi hai ributtato nel passato: un ricordo di lancinante nostalgia e una gran consolazione. Grazie.
    Berenice

    P.S.: comunque: la biblioteca pubblica è una grande salvatrice: entri, ti siedi, sfogli, scegli, porti via, divori (o molli), ritorni, ti risiedi, incontri, ti curi.

  3. @ Gigliola. Io solo certi. Tipo, il mio preferito è Fante, lo adoro. Con quelli contemporanei faccio più fatica, Wallace trasuda intelligenza, ma poi mi sfianca. Eggers nn sono riuscita a finirlo come Le Correzioni di Franzen. Da una certa data in poi li trovo un po' ostici, forse nn sono pronta io.

  4. @ Berenice

    Prego! 🙂
    La biblioteca la frequentavo tantissimo da piccola. Poi per sette anni ho lavorato in libreria le domeniche, durante l'università, spendevo la paga nella stessa per comprare libri. Alcune donne amano le scarpe o i vestiti, a me piace comprare quelli, leggere un libro di biblioteca nn mi dà la stessa soddisfazione.

    Un caro saluto, Ilaria

  5. Io ho trovato imperdibili Olive Kitteridge di Elizabeth Strout, Pastorale Americana di Philip Roth e Revolutionary Road di Richard Yates. Mentre mi piace tutto Franzen, non sono mai stata in sintonia con Wallace e Fante. Non mi stancherei mai di leggere Flannery O’Connor e Raymond Carver (di questo anche le poesie). Saul Bellow lo trovo troppo pesante ma lo leggo mentre John Updike non riesco proprio a finirlo. Bellissima la raccolta Storie del Wyoming di Annie Proulx!
    Mi piacciono Paula Fox (Quello che rimane è un capolavoro), Mavis Gallant e anche quello strano tipo di Tom Wolfe che va sempre in giro vestito di bianco ma scrive dei veri classici di grande leggibilità. Andando indietro nel tempo adoro Edith Wharton, Mark Twain (Huckleberry Finn è un delitto leggerlo da troppo giovani perché poi vien pigrizia a riprenderlo in mano) e l’epico Moby Dick di Melville. Conrad è un grande ma dai temi troppo maschili per i miei gusti. Trovo di bello negli scrittori americani la loro capacità affabulatoria che ti tiene incollata alle pagine fino alla fine senza respiro, e gli incipit che ti mettono subito in medias res: perfino gli scrittori di genere come John Grisham o Stephen King o Joe R. Lansdale sono bravissimi in questo. Ciao e W i libri. G.

  6. Tipo che adesso mi rileggerò questo commento ogni volta che andrò in libreria. Alcuni non li conosco proprio, li leggerò!
    Di Carver conosco le poesie e sono bellissime.
    Se non l'ha letto, le consiglio Carne e Sangue di Cunningham. Altro libro STUPENDO, è lungo ma veramente merita, è di Chabon, Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay. Bellissimo.

    Ieri invece ho comprato Lionel Asbo.Stato dell'Inghilterra di Martin Amis. E' un inglese, me ne hanno parlato benissimo persone fidate, vediamo.

    Un saluto,

    Ilaria

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