Le letterine

In viaggio verso Padova, treno. Temperatura interna 28 gradi, fuori è una bella giornata autunnale, lo sbalzo termico liquefà istantaneamente tutto quello che ho nello stomaco, per sicurezza mi siedo vicino al bagno.
Leggo, tanto per cambiare. Leggere in treno è una delle cose più rilassanti che ci sia. Fino a quando arrivano loro.
Due ragazze di ventidue anni, una coi capelli rasati sul lato destro, l’altra con gli occhiali da sole grandi come schermi di un televisore, non se li leva mai. Parlano a voce altissima, chiudo il libro e lo rimetto in borsa, tutto il treno si ferma ad ascoltarle.
-Eh, Giulia, mi sono iscritta a Storia del melodramma. Un vomito che non ti dico!
-Lo so, lo so. Fate Metastasio?
-No, no. Magari. Mozart. Fa cagare.
[dice cagare scandendolo bene, il bigliettaio si volta, io mi vergogno per loro. Una delle cose che voglio fare prima di morire è cantare il Requiem di Mozart, che adoro]
-Io invece ho deciso dove farò la specialistica, Bologna, dice l’altra. Non è che abbia visto la facoltà, sono stata in giro con un mio amico e abbiamo bevuto tantissimo, a Bologna si beve tantissimo, così cambio università. E poi faccio il Ditals e vado insegnare all’estero.
-L’ita? Fa la regina della notte. Che cazzo è l’ita?
-Bah, una cosa con cui insegni  l’italiano in tutto il mondo.
[illusa]
-L’unica cosa che spero, è che non mi mandino ad Addis Abeba. Oddio mi piacciono i negri perché sono messi bene e magari ci andrei, però non vorrei presentare il curriculum in Francia e poi ritrovarmi in Congo.
-Addis Abeba non è mica in India?
-No, risponde l’altra. E’ la capitale del Congo.
[Etiopia, dio la madonna, Etiopia]
-E insomma, prenderò il Ditals e me ne andrò da questo paese di merda. All’estero col Ditals ti prendono ovunque.
Decido di intervenire. Guardate, sono laureata in lettere, ho il Cedils, che è la stessa cosa del Ditals, non funziona esattamente così…
Mi prendono in simpatia e alzano ancora di più il volume della voce.
-Che bello, mi dicono, e in cosa ti sei laureata? Io la tesi l’ho scritta in 28 giorni, ho scelto un prof che neanche l’ha letta, ci ho messo di più a prendere il treno per portarla in segreteria che a scriverla.
[Penso all’anno di ricerche piegata sui libri a martellarmi il cervello e non so chi delle due sia stata più cretina]
Poi l’altra mi guarda e mi chiede. 
-Non so se ti capita di pesare con chi di loro andresti a letto…
-In che senso, chiedo io, parli dei professori?
-Ma noooo, mi dice lei, degli scrittori! Io ad esempio mi farei Alfieri, dev’essere stato un porco assoluto, ci penso sempre quando lo studio. Un porco come me.
[ok, ho deciso chi è la più cretina]
E continua.
-Tipo che Leopardi non me lo farei mai, lo lascio alle seghe con Silvia. Ugo invece, avrà scritto anche i Sepolcri, ma era un avventuriero. Mi farei tutto il Kamasutra con Foscolo, poi probabilmente scapperebbe. Ma chissenefrega in fondo, no? Siamo giovani!
[Ugo Foscolo: 1778-1827, definiscimi il concetto di siamo e poi quello di giovani]
-Ti sei mai fatta un professore? mi chiedono. Dicono che gli assistenti abbiano un mazzo tanto.
Io credo che ieri diversi letterati si siano rivoltati nella tomba. Per un attimo le vedo fra vent’anni, a ricreazione, a guardare il sedere dei loro allievi. Ti sei mai scopata un alunno?
Mi chiedo perché la parola selezione in Italia faccia paura. Perché sia permessa solo nelle scienze. Penso a noi, futuri insegnanti di lettere, ammucchiati a prenderci a scazzottate per una cattedra, magari usciti tutti con il centodiecielode. Tanto le tesi si leggono solo se capita.
Se ci fossero i benedetti test di ammissione e più bocciature durante il percorso, forse adesso il ministro della pubblica istruzione non dovrebbe perdere tanto tempo a inventare clausole per non farci accedere ai concorsi pubblici, visto che siamo in troppi.
Quando ci salutiamo mi baciano e mi dicono,
-Ciao, aggiungici su facebook che così possiamo condividere le nostre vite di LETTERINE!
[Statene certe. Ciao ciao, good bye]

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