Scirocco

Lo vedi passare in bicicletta, con il gilet giallo fluo e le strisce catarifrangenti, anche se fuori è una mattina imbevuta di azzurro e quell’uomo grande con la testa pelata si vede arrivare lontano un miglio. Consegna le lettere per conto del comune, tutti lo conoscono, così lo salutiamo chiamandolo per nome, qualche volta dandogli una pacca sulla spalla come si fa coi bambini, solo che lui è alto almeno un metro e ottanta, i peli nelle orecchie stanno imbiancando.
Ha la lingua impastata, parla lentamente perché i suoi pensieri hanno bisogno di tempo per agganciarsi uno all’altro e creare un’immagine da dipingere con parole malconce.
E’ simpatico.
Qualcuno lo chiama deficiente. 
Alcune ragazze abbassano la testa e camminano rasente ai muri per non incrociare lo sguardo e dover rispondere a complimenti non ricambiabili, dei quali non si potrebbero vantare nemmeno con sé stesse. Aderiscono ai palazzoni trasformandosi in fogli sottili, manifesti pubblicitari pieni di fretta e imbarazzo mal celato.
L’uomo sulla bicicletta quando mi vede scampanella allegro, mi ha chiesto l’autografo quando ancora cantavo nel coro. Fa il collezionista, gli piacciono le firme delle celebrità, ne possiede a migliaia. 
Non si sa mai che diventi famosa, fammi una firma, per favore.
Gliel’ho fatta ridendo, all’epoca cantavo polifonia e gregoriano facendo i concerti nelle chiese, sarei potuta diventare una superstar al massimo tra le suore di clausura o i frati cappuccini.
Custodisce l’anima della città fischiettando contro i problemi che galleggiano dentro le nuvole, li spazza via con leggerezza trasformandosi in scirocco. 
Pedala facendo crepitare le foglie secche, così le strade diventano vive.
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2 pensieri su “Scirocco

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