Una zia

Ogni 11 dicembre deve trovare una scusa.
E’ il suo compleanno e deve partire.
Va dove gli astri sono perfettamente allineati, non m’intendo di stelle né di pianeti, lei sì. Calcola dove sia il punto sulla terra in cui la posizione di Marte e Giove sia la stessa del giorno della sua nascita, sessantanni fa, ormai. Solo così potrà continuare ad avere giorni fortunati.
Non so chi glielo abbia insegnato, se proprio proprio ho bisogno di fortuna io recito un padrenostro, che nel mio ateismo risulta più un’invocazione di comodo, se fossi dio mi tirerei un bello schiaffone o un calcio nel culo.
Lei invece ha deciso di viaggiare. E’ stata a Dublino, in Spagna, a Mosca, a Roma.
Quest’anno le stelle le hanno promesso un po’ di quiete, ha calcolato che potrà rimanere a casa, ciabatte e divano, forse qualche amica le porterà un regalo da scartare.
Suo nipote invece ha trent’anni, abita in Italia, quindi è disoccupato. Ha studiato architettura a Venezia, dice che non ha abbastanza soldi per aprirsi la partita iva, l’unica maniera per guadagnare qualcosa senza essere sfruttato. A lei piacerebbe vederlo sistemato, con una macchina lucida e una famiglia rumorosa.
Da brava zia ha deciso di fargli il calcolo astrale, per una volta fai quello che ti dico, mandare curricula serve fino a un certo punto, affidiamoci ai pianeti.

Honolulu, Hawaii, Oceano Pacifico.

Mai le è capitato di calcolare un posto così lontano. Per due notti si è chiesta se non fosse il caso di mentirgli, inventare un’altra meta, meno costosa, magari raggiunta dalla Ryanair o un’altra compagnia low cost. Tanto suo nipote mica lo verrebbe a sapere e come tutti i giovani si divertirebbe comunque.
Ma lei a queste cose crede davvero.
Se raccontasse una bugia a suo nipote probabilmente diventerebbe la causa della sua scalogna, questo non se lo perdonerebbe. Mai.

Con i suoi colleghi ha cercato il biglietto più economico, tremila euro, l’ha comprato. A patto che il nipote le restituisca la somma se subito dopo gli affari cominciassero a girare.

Quando lui ha saputo che il 6 gennaio sarebbe partito per Honolulu, ha preso in braccio sua zia e l’ha fatta girare. Forse una buona stella ce l’ho davvero e si è sentito pieno di speranza come quando da bambino gli cadeva un dente e aspettava il soldo del topolino, vicino alla scodella per la colazione.

Penso a com’era la vita quando credevo in qualcuno che non esiste: babbo natale, la madonna, gli ufo. Mi terrorizzava sapere che qualcosa che non potevo controllare potesse controllare me dall’alto e poi apparire all’improvviso.
Ho fatto di tutto per liberarmene: babbo natale l’ha ucciso la maestra, la madonna la cresima, gli ufo la televisione.
Solo che adesso quest’Italia scalcinata rischiarata dalle luminarie ti fa venire voglia di credere in un miracolo, in dicembre sembra tutto più possibile, e io di quei tre ho nostalgia. 

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4 pensieri su “Una zia

  1. Ciao Ilaria, è la prima volta che scrivo nel tuo blog..e sono un pò emozionata. Ho sentito il bisogno di scrivere perchè volevo condividere con te questo mio pensiero che da un pò mi accompagna.
    Sto riflettendo molto su questo difficile momento e sono giunta alla conclusione che questa crisi sia un pò un miracolo.
    L'incertezza e la precarietà, come due virtù, mi stanno insegnando molto. E' una scuola dura ma che sta educando.
    Se fossi nata 30-40 anni fa (classico rimpianto comune, qualche volta anche mio) sicuramente ora tutti questi pensieri non me li farei. Avrei un lavoro, una famiglia, una casa. Ma questa è fanta-storia e mi hanno insegnato a non ragionare coi i Se e con i Ma.
    Sono nata in questo periodo storico e in questo Paese. Non l'ho deciso io (e questo mi ha sempre affascinato) e l'unica cosa che posso decidere è di fare la mia parte in questo momento storico.
    Ogni attimo sogno concretamente un mondo migliore, un Italia migliore, una Montagnana migliore…e questo mi da la forza di cambiare. Ed il cambiamento parte per prima cosa da me stessa.
    Credo che credere in qualcosa o in qualcuno non cambi lo scenario politico, economico e sociale…ma cambia!

    Valeria

  2. Ciao Valeria! Sono d'accordo con te, registrare quello che sta accadendo è il compito che mi sono data io, anche secondo me ciascuno deve fare la sua parte e andare avanti per portare del bene. Credo che la nostra generazione (o almeno, la parte consapevole) sia molto più impegnata e anche castigata di certe altre che sono venute prima. E in qualche modo faremo la differenza, l'importante è che non ci facciano sparire del tutto.

    Credere in qualcosa ti porta sempre e cmq da qualche parte. Alla peggio vai a finire a Honolulu 😉

    Ciao e scrivi più spesso!

    Ila

    Ps. L'altro titolo che volevo dare al post era "Il miracolo" e in qualche modo l'hai capito!

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