I salvagenti

E’ un uomo volenteroso, vorrebbe fare lo scrittore.
Fai lo scrittore, gli dice sua moglie, al resto ci penso io.
Si alza ogni giorno alla stessa ora: sette e trenta. Dentro il thè inzuppa cinque macine, quando le guarda galleggiare pensa al salvagente che usava da bambino, glielo aveva comprato suo zio in un’edicola di Jesolo vicino al mare. 
E’ un uomo volenteroso, vorrebbe fare lo scrittore, ma è senza talento. Colleziona frasi e pensieri come fossero francobolli, un’accozzaglia di tasselli da ordinare con dedizione e senza fantasia. 
Indossa dolcevita scuri per sembrare più intelligente, invece perde solo una taglia.
La sua prima copertina è di cartoncino ruvido. L’ha scelta bianca perché gli piacciono gli Einaudi, ci arriverà, un giorno, si promette.
Sua moglie lavora anche il sabato per riuscire a pagare il nido ai loro figli, ha un contratto sicuro, si sente noiosa. Ogni tanto le piacerebbe lavorare a Milano per una rivista di moda.
Sei sempre sciatta, la rimprovera lui quando la vede con la tuta addosso.
Ai corsi di scrittura ha insegnato soprattutto quello che dicevano gli altri. Gli piace specchiarsi negli occhi dei suoi allievi, dentro i loro sguardi si sente al sicuro.
Una ragazza col viso fresco gli offre un aperitivo per parlagli di letteratura, lo chiama maestro. Con sua moglie è solo un padre, non gli basta.
Si è trasferito in un appartamento pieno di luce. La ragazza bella quando si sveglia ha gli occhi pieni di giovinezza, glieli bacia come faceva coi suoi bambini.
Fa colazione con cinque macine che gli sembrano salvagenti, gioca col cucchiaio per farle affondare.
Quando la  ragazza bella gli chiede cosa veda nella tazza lui mente: i cerchi mistici della vita.

E’ un uomo volenteroso, vorrebbe fare lo scrittore. Annega il talento ogni mattina bevendo estati felici che a lui sembrano solo ricordi.

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2 pensieri su “I salvagenti

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