Short term 12

I film che ho guardato nell’ultimo mese sono stati tutti piuttosto gradevoli. Questo mi dà una certa soddisfazione, c’è stato un periodo, l’anno scorso, in cui ho collezionato una serie di epic fails, facendomi abbindolare da trailer realizzati meglio della pellicola che pubblicizzavano. Purtroppo.
Da squattrinata quale sono tifo lo streaming. E ieri sera con mia piacevole sorpresa sono incappata in un film delicato, di cui non avevo mai sentito parlare.
Short term 12 racconta la storia di Grace, una giovane assistente in un centro di recupero per adolescenti disadattati. Come sapete non mi piace spoilerare, né ho conoscenze cinematrografiche specifiche. Non vi parlerò della regia né della trama, solo di pensieri miei, privati e totalmente relativi.
Ritengo che l’adolescenza sia una fase della vita emotivamente complicata, difficilissima da raccontare. Spesso si tende a semplificarla, vengono evidenziati solo certi aspetti estremi, creando ragazzi caricatura, pieni di complessi fictionizzabili. Comunque vada non importa, un libro di Eleonora Caruso, a suo tempo non mi aveva convinto del tutto proprio per quella sensazione di problematicità esasperata e secondo me superficiale, profusa in tutto il libro.
In Short Term 12 la bravura del regista è stata quella di restituire la tenerezza a un’età così crudele. I personaggi sono di fatto adolescenti con gravissimi disturbi comportamentali, impregnati di tragedia perché di fatto hanno vissuto storie tragiche, che nulla hanno a che fare con i turbamenti degli adolescenti comuni. Nonostante ciò i protagonisti vengono dipinti con maestria senza ingigantire i particolari più traumatici, non serve. 
I personaggi acquisiscono una dimensione molto più ordinaria e meno sensazionale, ma più onesta e meno banale. 
Ne risulta un film sincero e pieno di grazia, secondo me di una bellezza rara.
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