La cova

La bambina la spiavo al catechismo perché alle elementari io ero in A, lei in C, ricreazione in cortili separati. Aveva i capelli nerissimi e un viso grasso, il corpo no, era soltanto robusto. La conoscevamo tutti, anch’io che parlavo solo con pochi altri. Si chiamava Priscilla ed era cattiva. Aveva sputato in faccia al prete e lui le aveva mollato uno schiaffo sul viso, davanti al crocifisso, noi l’avevamo perdonato subito, perché avremmo fatto lo stesso, ma poi c’era la confessione e ci faceva paura. 
In prima media mi ero trasferita in un altro quartiere. Il terzo giorno di scuola era arrivata una bambina nuova. Mi chiamo Priscilla, aveva detto alla professoressa, mia mamma è morta che avevo nove anni. Lo diceva sempre quando si presentava a qualcuno. La professoressa era sbiancata e aveva deciso di portare pazienza, sempre. Priscilla parlava in dialetto e gridava spesso, si mangiava le unghie fino a lasciare solo una lunetta rosa. Sua madre era morta di aids, che per me era solo una sigla di qualcosa di pericoloso, che tutto sommato mi diceva poco.
Priscilla viveva con sua nonna. E una gallina. Andavo a fare i compiti a casa sua qualche pomeriggio che c’era poco da studiare. Giocavamo in giardino, soprattutto. Mi aveva presentato subito la sua gallina, che si comportava più come un cane e stava con noi la maggior parte del tempo. Mi divertivo, ma non lo  davo troppo a vedere, perché Priscilla era una bambina diversa, come i testimoni di Geova, solo che lei aveva un padre drogato. Poteva vederlo solo il sabato e una volta me l’aveva fatto conoscere, in una stanza buia, era magro e giovanissimo, a ripensarci.
In seconda media Priscilla aveva cambiato scuola, sua nonna era troppo vecchia, così era stata affidata a qualche altro parente, una zia, probabilmente. Non l’ho più rivista.
Oggi era bel tempo e sui carri mascherati c’era una gallina rossa, gonfia di piume.
La gallina di Priscilla sapeva che aveva una bambina da covare. Dopo cena chiocciava e sbatteva le ali, Priscilla allora metteva il pigiama e si infilava sotto le coperte. La gallina le dormiva accanto, se erano stati bei sogni il mattino dopo, a ricreazione, Priscilla  mi mostrava un uovo e diventava una bambina buona.
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