I naufraghi

Dentro il mercato le persone sono belle, somigliano ai bottoni con cui giocavo da bambina, mia nonna li teneva dentro una scatola di latta e non ce n’era mai uno di esattamente uguale all’altro.
Ci sono donne arabe coperte da veli che toccano la strada, solo gli occhi si intravedono da una fessura, mi chiedo come facciano a non inciampare. 
Dalle carrozzine bambini nuovi e disabili accartocciati guardano sorridenti i banchi di frutta che in questa stagione cominciano a colorarsi. Penso a come sarebbe la vita a vendere fiori.
Io e mia madre andiamo a comprare la frittura di pesce, dobbiamo attraversare il centro a piedi, ci fermiamo a guardare le bancarelle e qualche volta compriamo una maglietta o magari un pesce rosso da mettere nello stagno in giardino. 
Intorno c’è rumore di cucchiaini, fa abbastanza caldo e i bar tengono le porte spalancate, così l’odore di brioches si sparge sulla strada. Mi viene fame subito, anche se per colazione ho mangiato la pastiera. 
Un uomo senza gambe chiede l’elemosina trascinandosi su uno skateboard. Finché è voltato un ragazzino lo indica a suo padre, poi lo scopre da davanti, così arrossisce e scompare.
Sotto il duomo mia madre mi tira il braccio. Ho trovato un bellissimo regalo che vorrei comprarti, mi dice, lo prendiamo?
Alzo la testa e vedo un ombrello di Peppa Pig a spicchi rosa e bianchi. Le ricordo che ho ventotto anni e non sono treenne da almeno un quarto di secolo.
Lei mi risponde che è appunto per questo che sarei simpatica più degli altri. Non mi convince.
Ci mettiamo in fila per i calamari e i gamberi fritti e ci serve una donna che non capisco bene se è un uomo. 
Tutta questa confusione mi fa sentire allegra, dentro questo mare di gente ogni naufrago può essere salvato.
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2 pensieri su “I naufraghi

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