Giorgio Fontana

Comincio a parlarvi di Morte di un uomo felice partendo da un dettaglio frivolo e completamente irrilevante: Giorgio Fontana è un uomo bellissimo.
Detto questo. 
Ricominciamo.
Morte di un uomo felice è un libro che, assieme al precedente Per legge superiore, forma un dittico che parla di giustizia. O meglio, di come il sentimento di giustizia possa essere coltivato e vissuto. I protagonisti sono due personaggi speculari, Giacomo Colnaghi, un magistrato, e suo padre Ernesto, un partigiano. La trama, lo sapete, non sarò io a raccontarvela.
Mi interessa di più farvi capire perché il lavoro di Fontana è importante.

Premetto che all’inizio pensavo fosse solo un libro scritto con diligenza da uno scrittore caparbio, ma non particolarmente dotato: dialoghi poco credibili, e uno stile nebbioso, grigio come le pianure in inverno.
Mi annoiava.
Prima di lui avevo letto un gioiellino di Roth e il suo libro a confronto mi pareva scialbo. Proseguivo la lettura soltanto per una discussione iniziata col mio fratellissimo Scandolin, lui l’aveva definito da subito “molto bello” e volevo fargli cambiare idea.

Ovviamente è successo il contrario.

Morte di un uomo felice ha un motore diesel. Parte con calma e acquista velocità gradualmente, sempre di più, fino a superare tutti con un sorpasso poderoso.
Il linguaggio piano non dice più di quello che dovrebbe dire. E’ simile a quegli uomini di una volta coi baffi e che parlano poco.

Giorgio ha saputo scrivere qualcosa che va al di là della scrittura stessa e che rimane a prescindere dal come.
Mi ha preso in contropiede facendomi sentire superficiale, ho giudicato troppo in fretta, come fa la maggior parte della gente abituata a sentirsi tradita e alle impressioni veloci. Morte di un uomo felice è un libro che riesce a dare consistenza al nostro paese gracile, mi sono chiesta se riuscirei a fare altrettanto.

Scandolin aveva ragione.

L’autore è uno scrittore coerente, che ha scelto di narrare con una serietà semplice la complessità del farsi giustizia: il suo lavoro ha radici profonde che lo fanno germogliare con garbo.
Quello di Fontana è un buon libro, che non ha bisogno di fuochi d’artificio, né di troppi due punti*.
La dignità del suo raccontare si imprime sul lettore che ha fiducia, così che Morte di un uomo felice ha la bellezza rara di una promessa mantenuta.

*soprattutto in Per legge superiore Fontana ce li infilava dappertutto

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