Il camaleonte

Dall’autostrada il cielo è grandissimo (sono stanca di andare in autostrada i camion sbandano spesso e quando l’asfalto è bagnato sollevano nuvole di pioggia che devo continuamente cancellare dal vetro).
Ho visto un uccello morire in volo, era sospeso nell’aria, è caduto all’improvviso schiantandosi al suolo.
In questi giorni la stanchezza si fa sentire -manca poco- ce lo ripetiamo a turno per farci coraggio, ma finite le lezioni abbiamo i lineamenti stravolti, sulla via del ritorno spengo la radio per riordinare i pensieri. 
Che cosa fai? mi domandano.

Penso a tutte le scrivanie sulle quali ho lavorato e a quanta fatica deve fare il camaleonte per cambiare colore. 
In questi mesi comincio a pensarmi “insegnante”, mi piace essere chiamata prof, è una parola allegra che riesce a dare un senso al percorso di tutta una vita.
Il tg lo ascolto fino a quando non si parla di buona scuola. Gli aggettivi attribuiti a priori bisognerebbe metterli all’indice.

Ieri sul guardrail c’erano i corvi e sembrava novembre. Accelero per lo sprint finale senza sapere esattamente quando finirà la benzina.

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2 pensieri su “Il camaleonte

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