Cosa rimane

La Maremma mi si attorciglia ai capelli e li aggroviglia: all’inizio sono gli aghi di pino portati dal vento, poi è il sale impastato con l’aria di finestrino a renderli selvatici. La sera facciamo la doccia in una vecchia vasca da bagno, siamo in quattro e l’acqua deve bastare per tutti, io canto a squarciagola, la sabbia scivola dalla schiena e si infila tra le dita dei piedi.
C’è un cavallo che si chiama Cortese che la notte viene a pascolare sotto le nostre finestre, pensiamo siano i cinghiali, facciamo finta di avere paura, come quando da bambini credevamo che le ombre potessero uscire dai muri. 
Ricomincio a dormire facendo sogni che riesco a ricordare, la mattina a colazione li racconto a tutti e mi verso il caffè bollente sul braccio -vicino al polso ho ancora una bolla viola, a forma di cuore.
Dentro il cielo nuotano uccelli neri, le colline piene d’estate sono diventate deserto: noi ci infiliamo dentro a tutto quel giallo e ci togliamo dagli occhi le preoccupazioni che facevano sentire anche ai vicini le nostre voci. Percorriamo strade tortuose senza incontrare nessuno, lasciamo le vecchie abitudini e siamo solo presente.
Cosa rimane se tolgo tutto quello che non serve? 
Ho sempre voglia di scrivere. 
Dentro le vetrine gli oggetti invecchiano, sbiaditi dal sole. Io mi scurisco e sulla fronte compare una macchia a forma di America. Percorro le coste con il dito quando mi spalmo la crema a fine giornata.
Sotto le lenzuola leggo libri bellissimi.
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