Caramelle

Quando posso leggo raccolte di racconti, ormai lo sapete.
A tante persone leggere i racconti non piace, finiscono subito, dice Marco. Una raccolta di racconti secondo me è come un pacchetto di caramelle. Puoi decidere di succhiarne una e aspettare per le rimanenti, oppure puoi scegliere di scartarne una dopo l’altra, non si sa mai che ti sia sfuggito un gusto.
Io generalmente sono un’ingorda. Quando ho scoperto Carver ho comprato tutte le nuove edizioni, con Saunders è successo altrettanto.
Quando è uscita l‘Età della febbre, mi sono fiondata in libreria: che meraviglia, ho pensato, una raccolta con un titolo bellissimo e la copertina gialla (il giallo è il mio colore preferito). In più avevo letto ottime recensioni: gli undici migliori autori italiani under 40 dipingono l’Italia degli anni Zero, pancia mia fatti capanna!
Sono rimasta a digiuno perché quei racconti in realtà erano piuttosto insipidi, cervellotici a tratti, non entravo in empatia. La carta insomma luccicava troppo rispetto al contenuto. Cominciavo con una storia, mi annoiavo, passavo alla seguente, mi innervosivo.
Quando una raccolta di racconti mi delude, generalmente mi delude più di quanto possa fare un cattivo romanzo.
Abbiamo le prove è la rivista on line di Violetta Bellocchio. La tengo d’occhio da un po’ perché mi piacerebbe scriverci, ma sono una persona onesta che quando scrive mente spesso: su Abbiamo le prove si devono raccontare solo storie vere, così entro in conflitto con me stessa e non oso.
Comunque.
Per la Utet qualche mese fa è uscito Quello che hai amato, una raccolta con undici racconti scritti dalle donne della Bellocchio (alcune hanno un sacco di pubblicazioni, eh, non son mica pivelline).
L’ho comprata martedì, senza aspettative, l’altro ieri l’ho finita.
Mi è piaciuta tantissimo.
Le autrici sanno tutte il fatto loro e ciascuna per motivi diversi, è riuscita a tenermi incollata alle pagine, volendone ancora, ancora e ancora.
Il filo conduttore che lega i racconti è l’amore, che non ha mai la stessa forma, per nessuna: una città, una persona, un oggetto, un lavoro. Senza sensazionalismo, retorica e soprattutto senza narcisismo le scrittrici hanno saputo usare la prima persona includendo il lettore nella loro singolarità, che si apre e improvvisamente per diventare plurale e condivisibile.

Un raccolta di racconti in fondo è molto meglio di un pacchetto di caramelle, perché quando la rileggi puoi scoprire sapori nuovi.
In Quello che hai amato io ho sentito calore, compostezza e presenza, ma c’è tanto altro, fidatevi.

Quando ho una scatola di Tic-tac in borsa di solito chiedo a tutti se ne vogliano una, ecco allora: se siete arrivati fino a qui fate un passo in più e andate su Abbiamo le prove, troverete gli inizi dei racconti di cui vi sto parlando. Assaggiatene qualcuno, non si sa mai che abbiamo gli stessi gusti.

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6 pensieri su “Caramelle

  1. io sto bene, sono sempre a Trento. Tutto sommato sto vivendo un bel momento di vita niente di particolare ma sono contenta. Ti abbraccio forte anch'io!

  2. Ciao Ilaria io trovo che i racconti siamo belli come le foto che immortalano le tappe migliori di un lungo viaggio. A me piace molto viaggiare, scattare foto, leggere i racconti di Alice Munro e da oggi (anzi da ieri) anche i tuoi.

  3. Molto bello e ho letto pure un libro di Bellocchio che mi è piaciuto molto si chiama il corpo non dimentica. Ciao un abbraccio! Valeria

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