Ostaggi

Lei pulisce tutto. Lui non pulisce niente perché sua moglie è meglio di tutte le donne di servizio messe insieme, lui non saprebbe fare di meglio in più è gratis.
Li ospitiamo in una casina in mezzo al bosco, abbiamo lavato le tende e messo le lenzuola ricamate.
Quando arrivano parcheggiano la macchina vicino all’orto, trascinano le valigie nella cameretta dei bambini, uniscono i letti, tolgono le nostre lenzuola nuove perché le loro lo sono di più. 
Ci impiegano tutto il pomeriggio a sistemarsi.
Lei disinfetta il bagno con la candeggina, gratta i lavandini, strofina le piastrelle. Lui appende i vestiti dentro l’armadio, ordinatamente. Poi chiude i balconi e si mette a dormire.
Il giorno dopo in cielo ci sono le nuvole. Loro si svegliano presto, li sentiamo aprire i cassetti della cucina, forse per cercare i cucchiaini. Quando ci alziamo li troviamo già vestiti. Hanno svuotato l’armadietto delle stoviglie e hanno lavato ogni cosa, c’è profumo di limone in tutta la stanza.
Non sappiamo cosa dire, li ringraziamo per nascondere il nostro imbarazzo, ci dispiace non avere offerto loro qualcosa di perfetto. 
Quando lei esce in giardino sbuffa contro il cielo. Che orrore, con la pioggia, dice solo.
Guardo gli alberi luccicanti e l’erba inzuppata. L’odore di muschio si mescola a quello dei pini, sarebbe bello giocare a nascondino, oppure a rincorrerci.
Le chiedo se abbia voglia di fare una passeggiata, lei mi dice che molto probabilmente si infangherebbe le scarpe, così guarda la tv fino a ora di cena, Pomeriggio Cinque con Barbara d’Urso.

La sera ci stringiamo intorno al tavolo, fingendo di essere interessati a vite che non sono le nostre. Beviamo due litri di birra per aiutarci ad avere pazienza, lei ha serrato tutti i balconi perché vedere la notte le fa paura, intorno non ci sono i lampioni e sente troppi rumori di cui non riesce a capire la provenienza. Chiude la porta a chiave appena il sole tramonta. Le chiedo se non possiamo lasciare aperto almeno uno spiraglio, perché ci sono le lucciole vicino all’orto, sarebbe bello lasciarle entrare in salotto insieme al buio.
Mi risponde che neanche per sogno, potrebbero arrivare i lupi e saremmo tutti morti nel giro di cinque minuti.

Passiamo le vacanze sperando che finiscano in fretta e con loro un’amicizia che forse era stata più un malinteso, scusateci per l’equivoco – si sbaglia con gli orari, figurarsi con le persone – niente di personale, eh, però a mai più.

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