Svastiche

Sono sempre stata una grande fan del detto sbagliando si impara, l’errore ha una funzione pedagogica: solo capendo perché si cade si può imparare a stare in piedi, tanto caduti siamo caduti tutti.

Ora.

La scuola in cui lavoro si chiama Anna Frank. Oggi il muro d’entrata era coperto con un telo nero perché qualche ragazzino buontempone, venerdì notte, ha pensato bene di imbrattare i muri di scritte: insulti alla vicepreside, e va beh, a un alunno della scuola, e va beh, ma pensatevi voi se foste al posto loro.
Sporca ebrea e le svastiche verdi sopra il nome di Anna Frank, ecco, quello non va bene per niente, hai superato il limite bambino mio.

L’articolo che è comparso sul Giornale di Vicenza ha fatto il giro dei social. Tra i commenti ne spiccano alcuni di gente indignata, questo è uno dei sintomi del degrado a cui la scuola pubblica è arrivata. 

Fermi un attimo, dico io.

A mio avviso, una delle colpe della nostra società è di aver quasi del tutto eliminato il concetto di responsabilità individuale. Proprio perché assumersi un errore comporta fatica intellettuale e psicologica – ci vuole umiltà e tempo a capire dove si è sbagliato – si tende sempre di più a scaricare il barile. Eh, cosa vuole, è piccolo e tanto sensibile, poverino. Qui la questione non è la scuola, la questione è la sottile differenza che separa una bravata da un reato e la percezione che un individuo e quelli che gli stanno intorno hanno di questo limite. Perché se, come mi è stato detto, è meglio far finta di niente perché queste son ragazzate, ecco che gli uomini saranno sempre ragazzini, sicuri della loro intoccabilità. In Italia ce ne sono anche troppi.

Sto facendo la morale, certo, sono pure incazzata. Ma vedo che piega sta prendendo il mondo e mi vengono i brividi a osservare quanto vicine mi siano certe brutture.
Non so se il colpevole verrà trovato, io lo spero. Spero in una punizione esemplare, che in qualche modo riesca a far capire che una causa ha sempre un effetto e un’azione la sua reazione conseguente. Mi piace pensare che una punizione esemplare non castighi, ma riesca a ridefinire i contorni di un individuo, che durante l’adolescenza – è vero – possono debordare.

Per favore, non facciamo finta di niente e  in generale smettiamola con il gioco dello scarica barile: diamo alle cose il giusto peso e alleniamo i ragazzi a portare sulle spalle la gravità delle loro scelte. Solo così cresceremo persone forti.

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