Quando nessuno ti vede

Dentro la casa nuova c’è una famiglia nuova. La madre e il padre hanno poco più di trent’anni, i loro figli non raggiungono il metro e venti. In cucina, vicino al forno, è appesa una tv ultrapiatta, mangiando guardano il telegiornale. Stanno seduti composti, la madre serve il cibo e i bambini lo aspettano muovendo le gambe sotto le sedie, non si picchiano, non urlano, sono bambini educati, dicono le maestre. Al piano di sopra c’è l’angolo dei giochi, tutto è minuto, per terra non ci sono cartacce, le macchinine sono disposte in file ordinate, o sistemate sopra un cassettone bianco, in cui dentro forse c’è la biancheria stirata.

La parete che dà sulla strada è un muro di vetro alto tre metri. Così ogni sera io guardo la famiglia nuova sperando di trovare un po’ di disordine, dei movimenti sgraziati, delle urla, degli scoppi di gioia improvvisi, qualcosa che li faccia somigliare a quello che sono io quando nessuno mi vede.

Son dei villani, mi dico certe volte, dovrebbero mettere una tenda, così la smetterei di sentirmi una spiona, infilando il naso nelle esistenze degli altri.
Girati, mi ripeto, non farci più caso.
E invece non ci riesco.
Guardateli anche voi, è tutto bianco, non c’è neanche la polvere. Dove nascondono i segreti? Dove buttano l’amore? Dove hanno appeso la rabbia, i piedi scalzi e la testa spettinata, che ti fanno sentire più leggero quando nessuno ti vede?

Vorrei prendere la vernice spray e scrivere Grande Fratello sul guard rail che mi separa dal loro giardino.
Mi chiedo perché abbiano voluto una finestra così grande se non guardano mai fuori e abbiano solo da mostrare delle vite immobili che mi ricordano le pietre

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