Storia di un gatto e due bravi ragazzi

Le vicine erano partite: loro le avevano salutate dal marciapiede, rimanendo ad agitare le mani fino a quando non avevano visto l’auto diventare un puntino minuscolo infondo alla strada. Avrebbero abitato nella casa delle due sorelle per tre settimane con il solo compito di badare a Lina, la vecchia gatta persiana. Bisognava darle i croccantini e pulirle la lettiera, bastavano sì e no dieci minuti al giorno, tanto Lina non faceva altro che dormire in una cesta in corridoio vicino al portaombrelli. In cambio potevano usare la piscina e la dispensa era piena, le due sorelle lasciavano a Chiara e al suo fidanzato Andrea le chiavi della villa, tanto erano bravi ragazzi, potevano fare quello che volevano purché Lina stesse tranquilla.

Chiara e Andrea erano davvero persone perbene. Annaffiavano i fiori e spolveravano i mobili anche se non ce n’era un gran bisogno. Occuparsi di una casa insieme, per la prima volta, per loro era bello e più che sufficiente per sentirsi felici. La sera fumavano una canna, carezzavano Lina e poi si infilavano sotto il lenzuolo tenendosi stretti l’uno all’altra anche se l’afa li rendeva vischiosi.

Lina era morta nel sonno, probabilmente di vecchiaia.

Chiara e Andrea l’avevano trovata stesa sul pavimento tre giorni dopo che le vecchiette se n’erano andate, lunga e rigida, sembrava un fermaporta. Avevano provato a rianimarla, ma come si rianima un gatto? Loro non lo sapevano, le avevano aperto la bocca ed era uscito un odore salato, che cazzo facciamo? Aveva detto Andrea. Non lo so proprio aveva risposto Chiara.
La loro più grande preoccupazione era che le vecchiette potessero morire di crepacuore. Così si erano giurati di non raccontare niente e di seppellire Lina sotto un cespuglio. Avevano scavato una buca sotto un oleandro, facendo una fatica boia perché la terra in agosto era peggio del granito. Avevano deposto Lina in un lenzuolo e l’avevano ricoperta con grazia, sentendosi impotenti per come la morte aveva colpito silenziosa.

Quella notte Chiara si era svegliata di soprassalto e aveva acceso la luce senza dare spiegazioni.
Ho un’idea, aveva detto al suo fidanzato e lui l’aveva seguita scalzo, stropicciandosi gli occhi. Avevano tirato fuori il badile e avevano dissotterrato Lina, che era ancora bella come l’avevano lasciata quel pomeriggio.
Avevano tolto i piselli dal congelatore, la carne, le vaschette con il sugo e quando era rimasto solo il ghiaccio avevano infilato Lina nella cella frigorifera.

Le vecchiette intanto si godevano il mare, chiamavano i ragazzi quando il sole tramontava per chiedere se andasse tutto bene e discutere le notizie che avevano ascoltato al radiogiornale.

Quando erano tornate le due sorelle sembravano ancora più vecchie, la pelle del viso era come il cuoio delle borse dei dottori. Andrea e Chiara le avevano fatte sedere, Lina é morta, avevano sussurrato, ci dispiace tanto.
Ossignore, aveva detto una.
Aveva vent’anni, aveva aggiunto l’altra.
Gli occhi delle donne erano diventati lucidi e i loro menti avevano cominciato a tremare così tanto che i loro visi parevano sul punto franare.
Se volete salutarla l’ultima volta è in congelatore, era sbottato Andrea diventando più rosso dei tramonti che le vecchine si fermavano a guardare dagli scogli.

Tutti insieme avevano sepolto Lina sotto l’oleandro. Avevano pianto un po’ a turno: le anziane dal dispiacere, Andrea e Chiara perché la tensione si era sciolta. Al posto della lapide avevano messo un vaso e dentro il vaso tre girasoli.
Chiara e Andrea avevano raccolto le loro valigie, per noi è tempo di andare, si erano congedati.
Le anziane li avevano riempiti di abbracci e di vasetti di conserva.
Li avevano accompagnati alla porta e avevano allungato una busta, non sapevamo come ringraziarvi, avevano detto le vecchine, siete veramente i più bravi ragazzi che conosciamo, ci piacerebbe tornaste anche la prossima estate.

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