Concorso docenti

E poi praticamente passo settembre seduta a studiare, cercando di diventare una biblioteca ambulante, sapendo già di non riuscirci.
Vedo gli amici sempre meno, smetto di leggere, smetto di scrivere, accendo il computer solo quando serve. Quattro ottobre, mi sembra che la mia vita dipenda solo dal quattro ottobre. Quando non sono sui libri il cuore dà i numeri, batte velocissimo nei posti più improbabili. La notte sogno l’allegoria negli Inni Sacri di Manzoni, la mattina mi sveglio con gli sforzi di vomito: mi faccio una tristezza infinita.
Vado a Monte Berico perché non si sa mai. Chiedo che mi capiti una traccia di grammatica e di essere interrogata dalla commissione uno.
Estraggo la Francia della Restaurazione, commissione due.
Macchio i pantaloni, è il momento di andare, allaccio la cintura: la macchina non parte. La chiave gira e non succede niente, non si avvia il motore, non si accendono le luci. Non ho neanche la forza di disperarmi. C’è un cielo bellissimo e di me non gliene frega un cazzo, sono a piedi e nessuno viene a salvarmi. Giro di telefonate, se dio vuole ho due genitori che son meglio di Gesù.
Arrivo con un quarto d’ora di ritardo. Siamo tutti esausti, qualcuno ha la diarrea, qualche altro bestemmia, ci facciamo coraggio.
Finisce bene, ve lo dico, già nessuno muore, nessuno viene bocciato. E sparisce tutto: il vomito, il panico, non c’è più niente. Rimango solo io – com’ero prima, ed è bello ritrovarmi, Ilaria, da quanto non ti vedevo così tranquilla – come si sta bene senza preoccupazioni.
In classe quando entro mi fanno l’applauso, aprite il libro che cominciamo, dico e faccio finta di niente. Non lo sapranno mica che ho avuto paura di perderli e che se ce l’ho fatta è stato per me, certo, ma anche per loro.
Oggi il mondo è più leggero, interrogo e nessuno disturba, la scuola è proprio un bel posto per rimanerci.

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