La rincorsa

Possiamo uscire? Vorrei uscire. Usciamo? E’ tornato il bel tempo, tieni la pallina, mi tiri la pallina? Si è infilata sotto il termosifone, a prenderla non ci arrivo, ma dammi un po’ della tua ciambella. Vorrei la tua ciambella, oggi non hai fatto cadere neanche una briciola.
Sai di stanchezza e di pigiama da cambiare, allora è domenica. Meglio uscire che c’è un’aria fresca, entra dalle fessure e mica riesco a fermarmi sono contento, ti prego, usciamo? Mettimi il guinzaglio, apri la porta, andiamo fuori.

Che bei colori, perché hai indossato gli occhiali da sole, non ti piacciono gli alberi che appassiscono?
Ci piscio sopra perché vorrei averli tutti. Anche quella vite lì, abbandonata in mezzo agli sterpi – profuma di muschio, gli insetti la percorrono e la fanno tremare- non vuoi fermarti a guardarla?

Infondo al campo un cacciatore carica e spara, sussulti ogni volta che senti lo scoppio. Gli uccelli muoiono volando e pazienza, eccoli a chiacchierare sui rami come fosse primavera. Forse dovresti parlare un po’ con loro e farti insegnare come essere lieve; invece ti fermi a guardare la nebbia intrappolata dentro le ragnatele  e ti pare l’unica cosa che ti somigli dentro tutto questo luccichio che ti abbaglia.

Perché non mi sleghi, togliamoci il guinzaglio e corriamo, l’inverno è ancora distante, per tornare a casa abbiamo tutto il tempo.

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