I porcini

La mia vicina quando fa la zuppa me ne lascia un pentolino davanti alla porta.
Allora io, che a cucinare non mi sento all’altezza, le porto un fiore. Oppure l’olio buono.

La mia vicina ha ottantacinque anni e tutti i valori delle analisi sono nella norma. Mi ha fatto leggere i risultati visto che ho gli occhi giovani e mio papà è dottore. Niente asterischi, può vivere un altro secolo.
Eh, madonna santa, mi risponde. Ma lo sai di quella volta che mi hanno operato all’intestino? E io lo so benissimo, perché me l’ha già raccontato, ma l’ascolto ancora perché mi sa che il sangue era solo una scusa.

Se voglio sapere la storia di tutti i miei vicini vado dalla mia vicina. C’è quello coi campi e gli occhi verdi, nessuno lo sopporta perché è un uomo giusto e gli altri no. Il dietista ha tre figli biondissimi e due nipotine viziate. Quello là, invece, fa cose che non si dicono. Ma io insito a chiedere, perché la mia vicina racconta anche quello che non si può, solo con la voce bassa.

Il marito della mia vicina mi guardava parcheggiare. Mi diceva se andare più a destra o se venire più indietro agitando il bastone. Mi chiedo quanto possa mancare qualcuno con cui si è stati sposati per sessant’anni. La mia vicina lo sa.

Oggi con lei ho bevuto il caffè dopo pranzo. Rimango giusto cinque minuti, per non disturbare. Posso chiederti un favore? Mi dice. Ho raccontato una bugia a mio figlio. Se ti chiede chi ha spazzato la soffitta digli che sei stata tu, che lui non mi lascia.

La mia vicina se mento bene mi porta un sacchetto di porcini, te li sei meritati, mi dice. E se ne va.

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