La chiave

Io la smetto di tenere la porta spalancata, perché ti ho aspettato ed è entrato il vento.

Ti ricordi come ci sentivamo felici quando ci abbracciavamo dopo un lungo viaggio che ci aveva cambiato i vestiti – ma non gli occhi e neanche i pensieri – quelli li ritrovavamo nelle parole o negli sguardi che ci ricordavano esattamente perché ci eravamo capiti.

Quando l’uscio era spalancato sono entrate le foglie e le farfalle, hanno preso il tuo posto, avrei voluto mostrartele. Mi hanno raccontato che le stagioni hanno cambiato gli alberi e che anche tra i tuoi capelli è arrivato l’inverno.

Sposto i soprammobili, aggiungo qualche sedia, perché ormai siamo in molti e tutti devono avere un posto per rimanere. Chiudi la porta, mi urla qualcuno. La lascio socchiusa perché magari potresti tornare.

Gli spifferi mi tagliano i piedi. Forse avete ragione, dico, dovrei chiudere la porta e accendere la stufa. Solo che dalla finestra ti vedo arrivare verso il villaggio con un mazzo di fiori in mano e la smetto di sentirmi una stupida ad aver patito il freddo per qualcuno che non ricompare.

Ti guardo passare sotto il lampione seguito dalla tua ombra sottile. Sei vicino, riesco a vedere che hai una scarpa slacciata e i calzini scuri.
Ti fermi davanti a una casa con la staccionata dipinta di bianco. Suoni il campanello, aspetti sulla soglia, poi entri e sparisci.

Ti ho aspettato tutta la notte ed è entrato solo il vento. La mia chiave ce l’hai in tasca.
Forse dovrei cambiare casa.

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *