Uno spettatore

Gli piacciono soprattutto come mutano i cieli, la mattina, quando il sole è volubile e cambia in fretta i colori ai tralicci. Ogni tanto scatta qualche foto. Io le guardo, poi osservo le stesse nuvole da un’altra angolazione, faccio caso alle ombre e a quello che riesco a trovarci dentro, la testa di un gatto, la forma di una barca, un uccello.

Com’è bello questo mondo e grande e feroce.

A teatro diventa buio all’improvviso e gli occhi degli spettatori non li vede nessuno. Diventiamo ciascuno uguale all’altro perdendo il filo di quello che continuiamo a essere nonostante i buoni propositi.

Mi dice che in fabbrica nessuno diventa amico di nessuno. Si parla tanto per fare e poi basta. Ciascuno si chiude dentro la propria famiglia. Lui che non ha bambini né scuse in cui rifugiarsi, quando è sera si butta dentro alle storie. Dentro alle storie si sta bene perché si provano le vite degli altri.

E’ solo che il tempo passa comunque e forse sarebbe stato meglio cercare di vincere questa timidezza che ci rende prigionieri.

Ci incontriamo per sbaglio al supermercato.
Hai mai fatto caso a quant’è facile entrare nel corpo di una regina e quant’è difficile trovare un pigiama XXL?
Ridiamo.

A essere sé stessi ci vuole pazienza, meglio spegnere la luce.

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