L’interrogazione

La ragazzina ha undici anni, gli occhi azzurri e la pelle chiara. Quaranta chili, peserà al massimo quaranta chili.

Sai qual è la differenza tra la descrizione oggettiva e quella soggettiva? Le chiedo. Lei alza le spalle.

La ragazzina ha il viso così bianco che quasi quasi riesco a vederle attraverso. Sotto gli occhi ha già le borse, di quale fatica sono piene? Genetica, forse è soltanto genetica. Quando si muove scricchiola, se fosse una stagione porterebbe la galaverna.

Si è dimenticata i compiti, anche sta volta. Hai fatto gli esercizi, le chiedo.

Mi dice di no toccandosi il labbro. Sotto il banco tiene un disegno che colora quando crede che nessuno la guardi. Ci sono dei cavalli con la criniera viola. Invece di studiare legge i romanzi, me l’ha detto sua madre. Sta sempre nel suo mondo e io devo chiederle di uscire perché è fine quadrimestre e ho bisogno di voti.

Il lago respirava il cielo e intorno era tranquillo, ha scritto. Vorrei regalarle più matite e discutere dei libri che abbiamo appena terminato. Invece le domando che cos’è un nome difettivo e prego che almeno abbia una buona memoria.

Si tocca i capelli, cerca un pensiero sul soffitto.

Dovrei seguirti ragazzina e invece rimango imprigionata dentro un registro a raccogliere risposte che ci dimenticheremo, perché non raccontano del freddo che ti riempie né dei pastelli con cui cerchi di cambiargli il colore.

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