Leggere d’estate

Sono una lettrice accanita da tutta la vita, una prof da pochi anni.
Insegnare italiano a degli adolescenti mi ha fatto passare al setaccio quello che sapevo sui libri: quanto era veramente utile per avvicinare alla lettura dei ragazzi delle medie? Abbastanza da capire di dover accantonare molto.

Scrivo queste righe perché ho letto un post incazzato dello scrittore Paolo di Paolo. Spiegava le intenzioni di un suo pezzo apparso su Repubblica.it, criticato da molti, forse frainteso. Ve lo riassumo. Nella scelta dei libri per le vacanze vengono proposti ai ragazzi i soliti classici. Questi molte volte, per la loro complessità, scoraggiano il lettore alle prime armi, che nella sua solitudine estiva può farsi un’idea completamente sbagliata dei suoi sentimenti nei confronti dei libri. Di Paolo invitava i professori a metterci più fantasia, proponendo autori contemporanei, vivi in senso biologico e vivaci in senso intellettuale, legati ai nostri giorni e soprattutto al tempo dei ragazzi.

Paolo, ti abbraccerei. Perché hai premuto un tasto dolente, colpendo i docenti proprio su un fianco che non amano mostrare.

Per scegliere un bel libro attuale – non dico per ragazzi, ma che sia almeno adatto a loro – bisogna avere un’idea chiara di cosa ci sia in libreria. Quando ho cominciato a frequentare i miei colleghi mi sono accorta che pochi di loro leggono ancora. Ci sono i troppi compiti da correggere, le riunioni, la famiglia. Quindi sono costretti a proporre letture che loro stessi hanno fatto in passato, magari all’università. Ecco, torno ancora indietro e ripenso ai miei anni in facoltà. A Padova sono stata fortunata, perché ho scoperto che tra essere un luminare ed essere un trombone il confine è davvero labile. Ho conosciuto dei veri geni, penso Adone Brandalise o a Pier Vincenzo Mengaldo, che sapevano rendere accessibile l’immensità del loro sapere perché consideravano anche il presente di chi li ascoltava, a differenza di altri, per i quali al di fuori della loro materia il mondo era niente.  Questi ultimi erano presi a modello da molti dei miei compagni che amavano l’allure snob e un po’ decadente che sembrava avere il potere di innalzarli automaticamente a un palmo da terra. Risultato? Molti studenti di lettere, che poi si sono trasformati in professori, conoscevano benissimo il Convivio, ma credevano che David Foster Wallace fosse un presentatore.

Quest’inverno Einaudi mi ha chiesto di partecipare a una bella iniziativa, scrivere una recensione di un loro libro a mia scelta così da inserirla nel sito Lo struzzo a scuola, un portale che promuove le pubblicazioni della casa editrice fra le classi. Oltre ai risvolti commerciali, ci sono vantaggi positivi anche per tutti quelli che vogliono  trovare uno spunto per stimolare con più fantasia, come dice Di Paolo, i propri allievi. Nell’epoca del 2.0 credo che tutti abbiano una serie di possibilità infinita per mantenersi aggiornati anche in fatto di libri, il tradizionalismo è una scelta.
Attenzione, non voglio dire di essere a priori contro i classici. Calvino, Shakespeare, Orwell, Cervantes ce li ho nel cuore. Ma bisogna sapere esattamente come, quando e a chi somministrarli perché se a un paziente si dà la medicina sbagliata questa non produrrà effetti positivi nonostante sia una medicina.

Quando ho dovuto scegliere i libri che i miei alunni  avrebbero dovuto portare sotto l’ombrellone mi sono detta che prima avrei dovuto leggere anche  un po’ di testi per ragazzi, ho accettato i consigli, valutato le recensioni, sono andata in biblioteca e poi ho letto i libri che mi potevano sembrare interessanti. E’ vero ci è voluto tempo.  Ho cercato di tenere a mente che nessuno deve essere per forza un lettore con la elle maiuscola, bisogna accontentare anche i lettori più modesti, perché esiste una storia per ciascuno. Così ho selezionato quattro titoli in modo che l’ultima scelta la facessero loro.

Siccome l’ho tirata lunga adesso concludo. Non tutti gli insegnanti devono essere lettori formidabili, non è possibile. Né si devono obbligare gli alunni a leggere solo perché è estate.  Ma cerchiamo, nel nostro piccolo, di essere dei luminari, non dei tromboni, perché ogni volta che si dà un consiglio a qualcuno lo si deve fare per il suo bene, non per il nostro autocompiacimento. Solo così potrà essere un buon consiglio.

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