Libri in prestito

Da questo luglio fino a oggi i libri che ho letto sono arrivati in casa inaspettatamente. Le persone che sono venute a trovarmi hanno portato un libro, penso che dovresti leggerlo, mi hanno detto. Non era mai capitato. Mi sono trovata ad affrontare titoli e generi di scrittura che di mio non avrei scelto, sono ritornata per forza di cose alla carta, cercando di avere cura di testi che avrei dovuto restituire (ho cercato di non piegare gli angoli per tenere il segno, non sempre ci sono riuscita). Ecco allora qualche riga su ciascuno, chissà che possiate trovare qualche spunto interessante.

Come l’acqua che scorre raccoglie tre racconti lunghi scritti dalla Yourcenar. Di lei non mi ero mai interessata prima, un po’ perché non posso interessarmi di tutto, un po’ perché ero prevenuta per il suo amore per il classico. In effetti i tre racconti sono ambientati in un passato lontano, che poco ha a che fare con la vita di oggi e col mio sentire. Chi me l’ha prestato l’ha fatto però con cognizione di causa, voleva farmi assaggiare pezzi distanti dagli americani che amo tanto, ma ugualmente validi. In effetti ci ho messo pochissimo a finirlo, la scrittura è minuziosa e accurata, mi è piaciuta la cura del dettaglio, che fa rinascere un mondo che dentro le righe si fa concreto e credibile. Leggerò presto le Memorie di Adriano.

Stirpe invece è un romanzo di Marcello Fois. E’ il racconto di una famiglia sarda, i Chironi, ambientato nel primo Novecento. La scrittura di Fois secondo me somiglia al barocco siciliano, è ricca, ma non sbrodolona, in qualche modo sempre solenne. Ecco, il mio problema è stato il dover fare i conti, in alcuni punti, con il voler svelare un assoluto da parte dell’autore, che per quanto riguarda me dovrebbe invece sempre rimanere nascosto. Fois è un bravo, ma se fossi un editor lo asciugherei ancora, lo vorrei più secco, meno metafisico.
Se parliamo di sardi un libro bellissimo è Maria di Isili, piuttosto procuratevi quello, è di Cristian Mannu e non vi deluderà.

Exit West me l’hanno mandato quelli di Einaudi. E’ il libro dell’estate, forse addirittura dell’anno. Gode di ottime recensioni, è stato definito il capolavoro di Hamid. Io non so bene cosa pensare. Mi ha lasciato con un punto di domanda enorme, non mi ha appassionata, è la storia di una amore atopico e atipico fra due rifugiati, vissuto in un futuro che potrebbe essere il nostro. I due giovani, per mettersi in salvo dalla guerra civile, scappano attraverso dei portali che conducono in regioni impreviste. Il libro è sintetico, il linguaggio è asciutto, gli intenti sono orwelliani alla 1984. Io però rimango piuttosto freddina, non ci ho trovato quella potenza evocativa che raccontano tutti, mi è parsa solo una storia pubblicata nei tempi giusti, abbastanza minimalista per essere accettata e digerita senza esser bollata come grande una morale universale per quello che sta accadendo nel mondo.

Altro titolo modaiolo, Le otto montagne di Cognetti, l’ho letto in spiaggia. Non ci avrei scommesso un penny e invece mi sono dovuta ricredere. Romanzo di formazione racconta la storia di due amicizie, quella tra due ragazzini e quella che i due costruiscono con la loro montagna. Il linguaggio è pulito, il finale un po’ scontato, ma la lettura procede avida perché offre immagini limpide che rasserenano il lettore, immergendolo nei profumi di alta quota, mostrando i diversi volti della montagna. Rispetto al qualunquismo dei suoi racconti, che ricordo mi avessero sorpreso per gli stereotipi faciloni, Cognetti ha fatto un buon lavoro di intreccio e limatura, trovando l’equilibrio giusto per scrivere qualcosa di gustabile da più tipologie di lettori.

Sono alla fine, l’ultimo sforzo. Il fiordo di Killary è un gioiellino pubblicato da Adelphi che contiene dodici racconti tipicamente irlandesi. Ci sono i pub, le donne, c’è la pioggia e un’ironia malandrina che ti piega gli angoli della bocca ogni volta che giri una pagina. Kevin Barry è un autore brillante e capace, che si ancora saldamente alla tradizione letteraria da cui proviene per introdurre elementi del nostro presente, così che ti ritrovi a pensare, ah ma che bello, l’autore è ancora vivo, scrive talmente irlandese che pensavo fosse morto! Per me è già un classico: tipico, lucido e tagliente, ne vorrei ancora e ancora. Consigliatissimo.

Basta ho finito. Se qualcuno vuole farmi leggere qualcosa di bello i miei occhi sono disponibili e la mia porta è aperta, vi aspetto!

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