La fossa

Arriviamo alla casa con il grande orto. Anche se è inverno il sole bacia tutto, la catasta di legna, gli alberi da frutto, la recinzione lustrata dal freddo. In mezzo a due meli vediamo una fossa che aspetta vuota. Un cumulo di terra scura e un badile poco distanti. Il cielo è grande, per fortuna che ho messo la sciarpa, il berretto, quello no, non mi sta mica bene. Mi viene in mente a Silvia, mirava il ciel sereno le vie dorate e gli orti. Quando la professoressa ce l’aveva fatta imparare qualcuno l’aveva recitata leggendola da un foglio che aveva appiccicato dietro la schiena del compagno, io no. Ci vorrebbe della musica, siamo allegre, ma come si sta bene. Solo che poi sentiamo un rumore, qualcosa si muove vicino alla baracca degli attrezzi. Un’ombra grigia viene verso il cancello, è un cane? Ci sembra un cane. Quello che resta di lui si muove barcollando: solo costole, peli bianchi e occhi buoni. Ciao, gli diciamo. Lui batte la coda e poi si stanca. Si accuccia sotto il calicanto, che è fiorito, sarebbe bello che questo profumo ci fosse anche in estate. Mi chiedo cosa sia più difficile, spaccare la terra quando è gelato o aprire una fossa per qualcuno che è ancora vivo. Camminiamo più svelte, che l’allegria ci sta scappando. Ci voltiamo solo una volta,controlliamo che il cane sia ancora lì- sei ancora lì?

La fredda morte e una tomba ignuda
Mostravi di lontano

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