Una birra

Una birra! Quanto avrei voluto una birra, perché faceva caldo e non la smetteva mai, neanche la sera. Quanto avrei voluto una birra per berla in compagnia, ma ero incinta, al settimo mese, e la birra la bevevate solo voi. C’era Piero, che ci doveva raccontare del Vietnam ed eravamo tutti lì, stretti ad ascoltarlo. C’eri tu, chi ti conosce, dovevo dirti quando per salutarmi mi hai posato la mano sulla schiena che neanche i vecchi amici. E invece ho fatto finta di niente, troppa educazione. C’era anche il mio fidanzato, sono al sicuro, sei la solita scontrosa, mi sono detta. Eravamo allegri e tutti stretti, c’era la musica, le lucine e certi maschi sudati che giocavano la partita. E tu ti sei aggiunto anche se non eri dei nostri, sei così gentile che hai voluto offrire un giro ad ogni costo. Mi hai portato l’acqua frizzante e ti sei messo vicino. Hai sorriso al mio fidanzato finchè mi posavi la mano sulla schiena e finché la facevi scivolare sul culo hai chiesto a Piero se non avesse voglia di tornare indietro e continuare a viaggiare. Una birra, qualcuno vuole una birra? avrei dovuto dire perlomeno. Forse così, la tua mano di merda l’avresti subito levata e io sarei potuta scappare con disinvoltura. E invece non ci sono riuscita, non sapevo cosa fare e sei rimasto lì, con le tue mani, e questo mi fa rabbia. Prima o poi ci troveremo ancora e magari mi farai i complimenti per la mia bambina e io dovrò ringraziarti. Ci offrirai una birra e non so chi avrà più coraggio, forse io, a chiederti se in cambio vorrai ancora toccarmi il culo, o forse tu, a far finta di non aver capito di cosa stia parlando.

 

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